sabato 31 marzo 2012

Fai innamorare l'uomo che desideri





Se sei stufa di non riuscire a raggiungere i tuoi obiettivi in amore forse e' giunto il momento di dare una svolta alla tua vita sentimentale:
Fai innamorare l'uomo che desideri.
Come?
Semplice, con le metodologie dell'Ingegneria della seduzione che consentono di produrre compressioni e decompressioni emozionali che sono alla base dell'innamoramento e della seduzione.


In cosa
Consiste dunque l'innamoramento ?


L'innamoramento e' figlio delle emozioni.
Noi ci innamoriamo quando viviamo una decompressione del pathos (cioè dell'emotività pura) che viene pilotato su un oggetto di desiderio.
Il pathos compresso (vincolato) e non utilizzato rappresenta il serbatoio di energia che poi potrà essere decompresso e pilotato sulla persona, in questo caso sull'uomo che, tu donna vuoi fare innamorare.
Come avviene tutto questo?


Semplicemente imparando a comprimere e decomprimere attraverso i giusti comportamenti , le emozioni attraverso strategie di comportamento seduttivo che possono produrre le giuste emozioni.


Per produrre emozioni non e' necessario andare a generare emozioni ex novo si deve andare a stimolare emotività già presente nella persona.


Per capire quali emozioni sono già potenzialmente presenti nell'uomo e' necessario imparare il linguaggio non verbale o linguaggio del corpo .
Linguaggio del corpo non come macrosegnali ma come
Microsegnali di comunicazione non verbale che indicano coinvolgimento o decoinvolgimento.
Questi segnali  sono a livello non verbale-

A verbale una delle obiezioni più comuni al significato e al valore data posizione perché é comoda, o ci si sfrega il naso perché  prude, ci si lecca le labbra perché sono secche e via dicendo.
In effetti, sarebbe strano se uno si sfregasse le narici se non provasse un fastidio o modificasse la sua postura se non fosse scomodo.
Queste sensazioni sono reali, ma il particolare che sfugge a chi le vive è che si producono in assenza di
un quasivoglia stimolo esterno.
In sostanza, se durante una conversazione ci pizzichiamo il naso o se incrociamo le braccia è molto
probabile che ci sentiamo infastiditi o seccati.
Quando facciamo azioni come queste infatti stiamo reagendo ad uno stimolo emotivo e di solito la sua
origine é legata all'interazione o al dialogo: può trattarsi così di una parola o di un commento del nostro
interlocutore, o anche della sua stessa presenza.
Certo, queste forme di reazioni sono di per se assurde e prive di senso, ma sono provocate da una
regione del cervello, preposta all'elaborazione dell'emotività, che fa una valutazione sommaria e
grossolana.
Spetta, in un secondo tempo (ma parliamo di frazioni di secondo) alla corteccia (l'area evoluta) a
mettere delle pezze alle risposte più inadeguate o sproporzionate.
Il diverso "ragionamento" delle due aree cerebrali si risolve in un "pari e patta" che consiste in genere
nell'esecuzione di un frammento della reazione (ad esempio, orientare il piede verso una porta quando
si prova l'impulso a scappare) o di un 'atto simbolico (spezzare un gessetto invece di rompere la faccia
a qualcuno).
Più avanti daremo un nome a queste strutture e vedremo più precisamente come interagiscono.
Tutti ricorderanno Fantozzi che si passa vistosamente la lingua sulle labbra quando incontra la signorina Silvani.
Sebbene in maniera più moderata, tutti noi facciamo quest'azione quando vediamo o sentiamo qualcosa che ci piace.
Umettarsi le labbra é un'azione legata all' eccitazione sessuale; quando siamo coinvolti sul piano
sessuale le labbra inturgidiscono e diventano particolarmente sensibili ed "erogene"; leccarle diventa così una sorta di soddisfazione autoerotica.
Se in questa situazione il gesto ha una suo motivo d'essere, non così in altre circostanze in cui pure lo
eseguiamo: se siamo attratti dalla fisica quantistica o dai viaggi esotici, possiamo comportarci infatti
come se lo stimolo fosse sessuale.
Questo avviene per un processo chiamato generalizzazione della risposta: in altre parole, estendiamo
quel tipo di reazione a tutte le stimolazioni che ci procurano eccitazione.
Del "ragionamento" descritto è responsabile in "prima persona" la struttura arcaica del cervello cui
abbiamo accennato e che si chiama amigdala.
L'amigdala é una sorta di "cervello primordiale", nato con lo scopo di preservare l' organismo dal
pericolo e a farlo con prontezza.
Si tratta di una sorta di archivio dei comportamenti d "stimolo-risposta": in soldoni, potremmo
paragonarla ad uno schedario; ogni volta che uno stimolo esterno perviene a questa struttura, l'amigdala fa una ricerca nei suoi "file"; se l'evento (o per lo meno qualcosa che gli assomiglia) é schedato, l'amigdala "parte in quarta".
Dato che la reazione deve essere immediata (pena un possibile danno), la valutazione é, come detto,
piuttosto generica e segue il principio della somiglianza: in altre parole, se lo stimolo presenta delle
similitudini con qualcosa di pericoloso, la reazione si innesca.

Nessun commento: