giovedì 8 marzo 2012

MUOVERE IL CORPO PER COMUNICARE e per SEDURRE


MUOVERE IL CORPO PER COMUNICARE  e per SEDURRE è possibile imparando a gestire il potere di seduzione del corpo. Le donne potranno imparare come sedurre e far innamorare l'uomo giusto, applicando poi la seduzione nella coppia.
Oltre ad applicare la seduzione sugli altri si dovrà anche imparare come  sedurre se stessi .
Tutti noi, intorno al nostro corpo abbiamo uno spazio, una distanza che ci avvolge, ci separa e ci protegge dal resto del
mondo.
Lo spazio che sussiste tra noi e gli altri non è neutro, se infatti una persona si avvicina ”troppo” a noi, cominciamo a
sperimentare particolari stati psico-fisici o variazioni emotive come ad esempio “fastidio” o “imbarazzo” e reagiamo
di conseguenza ripristinando le “giuste” distanze, così come, se si allontana “troppo” da noi.
Il più delle volte comunichiamo, agiamo e reagiamo, mettiamo e ripristiniamo distanze, senza esserne consapevoli.
Lo spazio che ci separa dagli altri è uno spazio mentale che esiste nella nostra mappa del mondo ed è chiamato spazio
prossemico o bolla prossemica perché si sviluppa tutta intorno a noi.
Se ad esempio chiamate una persona e questa per rispondervi vi si avvicina, si fermerà da voi ad una particolare
distanza, questa distanza è il suo spazio prossemico, ossia quella particolare distanza mentale e relazionale che
desidera avere da voi. Se provate ad avvicinarvi ancora, ad invadere cioè il suo spazio, questa probabilmente farà
passi indietro ripristinando la distanza che desidera, inconsciamente senza esserne cioè consapevole. Se, al contrario,
vi allontanate, abbandonate cioè il suo spazio relazionale, questi si avvicinerà ripristinando la distanza. Se poi, questa
persona, per qualche ragione non riesce a ripristinare il proprio spazio relazionale, sperimenterà consapevolmente
particolari stati psicofisici come il fastidio e cercherà di sottrarsi in qualche modo alla distanza e quindi al rapporto.
Da questo piccolo esperimento capiamo quanto la distanza tra noi e gli altri sia importane e quanto queste distanze
siano diverse da persona a persona.
Con i nostri amici le distanze sono molto ridotte, con il nostro partner si riducono fino al contatto fisico, con gli
estranei, sono molto grandi.
Possiamo facilmente verificare quindi come le distanze e le reazioni siano diverse quando ci facciamo avvicinare o ci
avviciniamo ad un uomo o ad una donna, conoscente, estraneo, amico, partner ed ancora da davanti, di lato o da
dietro.
Costruite la vostra bolla prossemica con l’obiettivo di dare delle misure precise agli spazi che intercorrono tra voi e gli
altri, mettetevi fermi in un punto del pavimento e fatevi avvicinare da una persona (Partner, amico, estraneo), da
davanti, di lato e da dietro, a partire da una distanza di tre metri. Sperimentate tutte le sensazioni e gli stati, quando
sentite fastidio bloccate la persona e scrivete su un foglio la distanza corrispondente. Prima da davanti, poi di lato ed
infine da dietro. Avrete costruito il vostro spazio relazionale, o bolla prossemica, con quella particolare persona, e
potrete sperimentare come quelle siano proprio le distanze che “normalmente” tenete con quella persona e verificate
poi come quegli spazi siano dipendenti dal rapporto che avete con quella persona, ad esempio se siete in sintonia, le
distanze tenderanno a diminuire, viceversa ad aumentare.
Ma ancora più interessante è rendersi conto che un istante prima di avvertire consapevolmente variazioni emotive, alle
variazioni di distanza, in noi o negli altri, per le invasioni o abbandoni della bolla prossemica, il nostro corpo e/o
quello degli altri, le comunica attraverso modificazioni non-verbali, come irrigidimenti muscolari, modificazioni di
postura, variazione della respirazione e altre.
Ripetete l’esercizio avvicinandovi voi questa volta, partendo da una distanza di tre metri, ad una persona ferma in un
punto del pavimento, ed osservate micro-modificazioni non verbali nell’altro, e… con un po’ di pratica sarete in grado



di determinare, un istante prima che l’altro ne sia consapevole, quale sia la distanza giusta e critica, oltre la quale
diventate troppo vicini o troppo lontani.
Secondo gli studi, iniziati sugli animali, e poi condotti sull’uomo, le distanze relazionali possono essere condensate in
tre gruppi, intime da 0 a circa 30 cm, amicali fino a circa 1 metro, fino ai 3 metri sociali, oltre questo limite non si
registra influenza.
Le applicazioni pratiche sono molteplici, pensiamo a quanto, per entrare in rapporto con una persona, sia importante
rispettare le sue distanze: se ci avviciniamo troppo, o troppo poco, potrà pensare ad esempio che “a pelle” non gli
siamo simpatici.
Possiamo imparare, inoltre, non solo a rispettare, ma ad invadere consapevolmente le “bolle” degli altri, l’obiettivo in
questo caso potrebbe essere ad esempio quello di produrre un cambiamento di stato psico-fisico.
Un insegnante di scuola può ad esempio imparare a gestire, invadere o abbandonare, la bolla prossemica dei suoi
allievi per accentuare un comportamento od inibirlo. Tra partner si può imparare a gestire, invadere o abbandonare, la
bolla prossemica per produrre emozioni nell’altro.
Pensate, inoltre, come normalmente e inconsapevolmente invadiamo le bolle degli altri, ad esempio per
intimidire…!!!



ATTI COMUNICATIVI
Gli atti comunicativi sono azioni eseguite con la finalità di produrre nell’interlocutore precisi effetti
microtensionali, allo scopo di rafforzare il servizio analogico reso dai contenuti analogici del discorso.
Per i cultori della comunicazione integrale, essi acquistano il loro pieno significato e cioè quello di
essere lo strumento per la modulazione degli stati tensionali altrui. Tutti gli atti comunicativi possono
essere o gratificanti o penalizzanti con varia intensità. Dal momento che a noi interessano gli effetti
emozionali di tali atti e non le loro varie possibili attribuzioni logiche, ci basterà prevedere prima e
quantificare poi il loro effetto penalizzante o gratificante. La quantificazione dell’effetto soggettivo
prodotto è la loro sola vera misura, ma siccome esistono nel cervello, oltre ai fotogrammi degli eventi
emotivi passati, anche gli strumenti atti al riconoscimento innato di stimoli esterni, si può cercar di dare
un significato univoco a taluni tipi di stimolazione. Siamo ancora agli inizi nello studio che riguarda
queste chiavi interpretative innate. Solo molto recentemente ci si è resi conto che, se si è in grado di
reagire fin dalla nascita in un modo prevedibile alle varie situazioni, è perché deve esistere un codice
interno in ognuno di noi che ci permette di catalogare gesti, espressioni, atteggiamenti ecc. e di innescare risposte adeguate.
Gli atti comunicativi possono venir espressi tramite i canali della CNV, che abbiamo già avuto modo di analizzare o essere contenuti naturalmente nell'argomento trattato; sempre però tenendo presente che sono le implicazioni analogiche ad avere effetti di tipo stimolante ed a poter quindi essere indicate quali
veri atti comunicativi creanti tensione.  

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