domenica 13 maggio 2012

Tecnica meditativa simbolica




La tecnica meditativa simbolica consiste in un metodo di orientamento dell’attenzione verso un’unica e immutabile fonte di stimoli come l’ascolto del respiro o l’uso di un mantra .
La tecnica meditativa simbolica può anche essere usata come supporto di auto love coaching per migliorare le relazioni sentimentali e per aumentare la forza delle credenze positive.

Per la scienza occidentale le tecniche meditative sono più vicine ad una tecnica di rilassamento che ad una forma di autoconoscenza. 
L’uomo occidentale è propenso verso l’azione e se questa diventa continua può portare ad un esaurimento delle proprie energie  nel qual caso è necessario ricorrere a forme concentrate di riposo. Ma qual’è la funzione principale della meditazione nella sua accezione originale? La pratica della meditazione era ed è una tecnica volta al raggiungimento dell’ autoconsapevolezza .  Anche le persone che praticano  tecniche di rilassamento  riportano di essere più soddisfatte perché la pratica quotidiana  rappresenta un rapporto con se stesse in un’atmosfera di completo silenzio dei propri pensieri e questo potrebbe rappresentare il primo passo verso l’autoconsapevolezza grazie al silenzio e all’attenzione data al proprio stato d’animo, ma per praticare la meditazione è indispensabile seguire una precisa tecnica che prevede l’utilizzo di suoni, visualizzazioni e significati specifici.

Il simbolo nella meditazione è una chiave potente.
Anche molti guaritori di tipo religioso dai risultati eccezionali utilizzano il simbolo come parte del loro metodo.
Un simbolo può infatti centralizzare e dirigere l’energia psichica di una persona.
Perché questo agisca è necessario però saper creare la situazione adatta.
Infatti normalmente la nostra mente conscia tende a mantenere le cose come sono, cioè a depotenziare i simboli che ci circondano per mantenerci nella cosiddetta “zona di confort”, cioè nella nostra realtà psichica abituale, e continuare a farci agire come abbiamo sempre agito.
Quando siamo confrontati a qualcosa di nuovo il movimento naturale della mente conscia è cercare di spiegarlo o metterlo in categorie già esistenti.
Questo è un modo di difendersi e mantenere lo “status quo”, ma nello stesso tempo è anche un limite.
E’ la ragione per cui ad esempio è difficile eliminare le credenze limitanti.
La nostra mente logica crea come un sistema di protezione attorno alle credenze acquisite e tende a rigettare idee contrarie. Il nostro “ego” è come un meccanismo di difesa che vuole continuare a mantenere le situazioni come sono. Ma non sempre però quella che chiamiamo “zona di confort” è però piacevole (nonostante il nome).
E’ lo spazio dei nostri comportamenti abituali, è vero, ma se questo agire non è produttivo o addirittura è distruttivo è essenziale uscire dalla zona.
Come fare allora?
I simboli che potrebbero aiutarci a cambiare sono solo parzialmente decrittati nello tale stato di normale attenzione. Infatti la nostra mente razionale tende a decomporli e ridurne l’impatto.
Infine i simboli possono essere mezzo per stabilizzarci in una zona di confort più armonica


L'uso della meditazione simbolica nella trasformazione interiore diparte però, come ogni altra psicodinamica, da un elemento inderogabile e quest'elemento è la "perfezione geometrica" del modello con cui si opera.
Questo modello è chiamato normalmente una forma-pensiero, ma se viene espresso in chiave sintetica lo si definisce un simbolo-pensiero. Per ampliare il concetto possiamo riportare un precetto chiarificatore «nella domanda perfetta giace la perfetta risposta». Questo sta ad indicare come, nell'esposizione perfetta (geometricità del pensiero, vedi la matematica sinergetica di B. Fuller) d'una domanda, è già implicita la sua risposta e senza necessità di elementi intermediari. Possiamo forse sottolineare meglio il principio aggiungendo che, nel costruire mentalmente con estrema precisione (massima consapevolezza) l'obiettivo che si vuole raggiungere è riposta la presa di coscienza (per opera dell'inconscio) del "cosa fare e come farlo". E meglio costruita sarà la forma-pensiero o il simbolo che esprime la sua sintesi, e più apparirà netto cosa bisogna fare e il come farlo.



I desideri non finiscono mai perché generano la tensione energetica di cui ha eterno bisogno l’inconscio, e la mente razionale non sempre regge questo ritmo. Il corpo ha fame e la mente deve procurargli il cibo, il corpo ha sete e la mente deve procurargli da bere; il corpo vuole divertirsi e la mente deve portarlo alla festa; il corpo vuole fare sesso e la mente deve trovargli il partner. Il corpo, l’inconscio, s’innamora di una tale donna (o di un tale uomo) e la mente si deve dar da fare per conquistare proprio quel partner e non un altro qualsiasi. Insomma è l’inconscio con le sue emozioni che ci fa trottare, mentre la mente conscia non vede l’ora che arrivi la notte, perché solo allora il corpo, stanco, la lascia in pace! Non dormire infatti è la peggiore tortura per l’essere umano. Ma non appena si sveglia, il reuccio comincia subito a chiedere, a ordinare, a pretendere, a lamentarsi e a urlare!  
Dunque il dissidio tra mente e corpo, ovvero tra conscio e inconscio, dura spesso per tutta la vita, perché i desideri non finiscono mai, si rinnovano in continuazione, per cui c’è sempre un vuoto da colmare.
In sostanza attraverso la ripetizione degli esercizi si acquisisce una nuova abitudine, per cui se prima eravamo impacciati e lenti, ad un certo punto, grazie all’allenamento, diventiamo esperti e veloci nei movimenti che ormai sono diventati automatici e quindi non richiedono più uno sforzo cosciente. Una abitudine è una rete neuronale, una linea elettrica tra conscio e inconscio. Il successo nella vita deriva perciò dall’avere buone abitudini.




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