mercoledì 20 giugno 2012

Comunicazione e metacomunicazione: Pragmatica della comunicazione umana






Comunicazione e meta comunicazione costituiscono la  Pragmatica della comunicazione umana e servono per imparare a raggiungere l'armonia nella comunicazione.
Se è vero che siamo continuamente influenzati da ogni tipo
di comunicazione, è anche vero che non ci rendiamo conto
di quanto questo condizionamento sia decisivo
nell'orientare il nostro comportamento. L'uomo è talmente
sprovveduto da non sapere riconoscere le modalità con le
quali viene posta la comunicazione efficace o con le quali si
invalida l'intenzione in quella distorta. Se è vero che l'uso di
una lingua poggia su regole grammaticali e sintattiche, a
quali schemi si riferisce la comprensione della
comunicazione e del comportamento?
Quanto detto ci suggerisce che le conosciamo senza
conoscere di conoscerle! L'uomo è dentro ad un sistema
comunicazionale del quale non si rende conto, perchè non
ha la chiave per poter comunicare sulla comunicazione. P.
WATZLAWICK sostiene che: "La ricerca di un modello è la
base di ogni indagine scientifica; dove c'è un modello c'è un
senso.
Questa massima epistemologica vale anche per lo studio
dell'interazione umana. Questo studio sarebbe
relativamente facile se ci limitassimo ad interrogare coloro
che vivono un rapporto di interazione e ad apprendere
direttamente i modelli che essi di solito seguono, in altre
parole le regole di comportamento che hanno stabilito tra
loro.




Un'applicazione comune di quest'idea è il questionario
tecnico. Tuttavia, una volta che ci si è resi conto che il
valore nominale delle dichiarazioni è spesso dubbio,
soprattutto quando sì è di fronte a psicopatologie. I soggetti
possono benissimo DIRE qualcosa e VOLER DIRE 
qualcosa d'altro, inoltre, come abbiamo appena visto, ci
sono domande che ricevono risposte del tutto prive di
consapevolezza, è chiaro allora che occorrono altri metodi
di indagine. Da "PRAGMATICA DELLA COMUNICAZIONE
UMANA" Astrolabio 1971), BIRDWHISTELL sostiene che
"......un individuo non comunica: partecipa ad una
comunicazione o diventa parte di essa.
Può muoversi o far rumore ma non comunicare.
Parallelamente può vedere, sentire, odorare, gustare, avere
delle sensazioni ma non comunicare. In altre parole, un
individuo non produce comunicazione, ma vi partecipa. Non
si deve considerare la comunicazione in quanto complesso
ben determinato e scomponibile tra le parti in
comunicazione, in quanto sistema, va considerata a livello
transazionale".


Così asserisce WATZLAVICK in "Pragmatica della
Comunicazione Umana": In linea di massima è gratuito
supporre solo che l'altro abbia lo stesso grado di
informazioni del proprio ma anche l'altro debba trarre da
queste informazioni le stesse conclusioni. Gli esperti della
comunicazione umana hanno valutato che una persona
riceve diecimila impressioni sensoriali (exterocettive e
propriocettive) al secondo.
È ovvio che un processo di drastica selezione sia
necessario per impedire che. i centri più elevati del cervello
vengano sommersi da informazioni irrilevanti. Ma la
decisione su cosa sia indispensabile e cosa sia irrilevante
varia necessariamente da individuo ad individuo e sembra
determinata da criteri che sono sostanzialmente "fuori"
dalla consapevolezza individuale. È assai probabile che la
realtà sia quella che noi rendiamo tale o, per dirla con le
parole di Amleto: ....non v'è nulla di buono o di cattivo, che il
pensiero non renda tale (Shakespeare).
Noi possiamo soltanto ipotizzare che alla radice di questi
conflitti di punteggiatura ci sia la convinzione, saldamente
radicata e di solito indiscussa, che esista soltanto una
realtà (il mondo come lo vedo io) e che ogni opinione
diversa dalla mia dipenda necessariamente dalla
irrazionalità dell'altro o dalla sua mancanza di buona
volontà.
Ciò che si osserva in quasi tutti questi casi di
comunicazione patologica è che si tratta di circoli viziosi
che non si riesce ad infrangere, a meno che e finché la
comunicazione stessa non diventi l'oggetto della
comunicazione; in altre parole finché i comunicanti non
siano in grado di metacomunicare. È necessario
sottolineare che tale metacomunicazione non occorre sia
necessariamente verbale, nè si deve confonderla con
l'insight; per essere capaci di esprimerla occorre però
uscire fuori dal "circolo".
P. WATZLAVICK fa rilevare giustamente l'importanza del
contesto pragmatico della comunicazione, ma non ha
nell'ambito dei valori induttivi che la comunicazione può
generare. Per noi il cambiamento del modello
comportamentale avviene esclusiva mente quasi fosse un
atto magico, sapendo sollecitare i simboli del soggetto
denunciatisi tramite la comunicazione analogica. 


Per ottemperare a queste
regole è necessario che l'operatore comunichi con sè
stesso sulla comunicazione che avrà nei confronti dell'altro
e su quella che il sè dell'altro che avrà nei suoi confronti.
La proposizione "IO SO CHE TU SAI CHE IO SO"
racchiude il concetto in modo esauriente e chiarissimo. 








Nessun commento: