lunedì 18 giugno 2012

LA FASCINAZIONE






LA FASCINAZIONE è un tipo di suggestione che si basa sull'ipnosi vigile indotta non verbalmente.
E' ipnosi per sedurre e produce Irresistibile attrazione.


La fascinazione è negli occhi, nei gesti, che cullano lo sguardo dell’altro, ipnotizzandolo.


 La teoria della fascinazione è alla base di una teoria della comunicazione interpersonale.
Comunicare, dal latino communis = che appartiene a tutti, significa propriamente mettere qualcosa in comune con gli altri.
Quindi il comunicare presuppone una "connessione" tra due persone.




Il fascino è legato strettamente al potere di un “esserci” autentico, al maleficio di attrarre ed abbagliare. Un atto fascinoso porta lo spettatore in un territorio ignoto, in un regno d’altrove luminoso e sconcertante. 

E', uno stato  che frequentemente, durante la fase catalettica, provocavano gli ipnotizzatori del passato, Donato d'Hont, Brémaud, Lapponi e altri.

Donato d'Hont si situava in modo da avere il viso bene illuminato e ordinava al soggetto di appoggiarsi petto a petto con le palme delle mani aperte sopra le sue, essendo le braccia stese verso il pavimento. Il soggetto era invitato a premere sulle mani dell'operatore con tutta la sua forza, come per sollevarsi da terra, e nello stesso tempo doveva guardare negli occhi l'ipnotizzatore. Indi questi con un colpo brusco, staccava le proprie mani da quelle del soggetto e fissandolo sempre intensissimamente si allontanava da lui, indietreggiando di qualche passo.

Se la persona è sensibile, con questa tecnica si produce fascinazione e «il soggetto si mette a seguire il suo ipnotizzatore come attirato da un fascino irresistibile, 

La fascinazione è un metodo che utilizzano anche gli ipnotizzatori di teatro. In questo caso, l'ipnotista si pone a circa trenta centimetri dal volto del soggetto e in guisa da dominarlo con la propria presenza fisica. Lo fissa intensamente alla radice del naso, gli poggia le mani sulle spalle e, scuotendolo lentamente avanti e indietro, pronuncia suggestioni di stanchezza, di rilassamento, di sonno, di pesantezza delle palpebre, di chiusura degli occhi. 

Per la fascinazione, l'operatore deve avere uno sguardo immobile e duro; deve allenarsi a fissare un oggetto a trenta centimetri di distanza dal proprio volto senza batter ciglio, né lacrimare. Bisogna stare attenti, inoltre, che lungo il corso dell'induzione il fascinatore  non finisca col rimanere egli stesso ipnotizzato.

Nel momento in cui «affasciniamo» nel mondo umano possiamo quindi pensare che raggiungiamo la natura più profonda dell'uomo ed il cervello rettiliano.
Ovviamente nell'uomo tali esigenze prendono un'ampiezza diversa.
L'uomo reagisce infatti:
  • allo status o autorità, ponendosi in posizione di obbedienza (collegato ad elementi rettiliani legati alla paura)
  • al rapport (collegato ad un livello rettiliano che comprende anche il sesso)





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