martedì 4 dicembre 2012

Come superare la paura di fallire


C'è ha paura di fallire, di essere bollato come incapace, inefficiente, stupido.
Sono in azione modelli infantili.
Non si tratta quindi di una sua auto-svalutazione ma della paura di non valere, di non essere in grado di esprimere il proprio valore, di non essere riconosciuto dagli altri:
• Io ho paura di essere incapace, di fallire, di essere stupido (SI)
• Io sono incapace di mostrare il mio valore, la mia intelligenza (SI)
• Io riconosco il mio valore solo quando gli altri lo riconoscono (SI)
• Il giudizio su me stesso è subordinato a quello altrui (SI)
E’ evidente come in questi casi , subordinando il suo valore al giudizio altrui, ci si pone automaticamente in una situazione di totale impotenza ed instaura un pericoloso circolo vizioso:
Sono capace e intelligente, solo se gli altri me lo riconoscono, altrimenti sono incapace e stupido.
La valutazione di se stesso è sempre dunque legata ad un filo sottilissimo, pronto a spezzarsi al primo mancato segnale di riconoscimento (per questo al test risulta che ha paura di essere incapace e stupido).

Il lavoro da fare deve esssere  quello di svincolare il riconoscimento del proprio valore dal giudizio altrui, riportandolo in suo dominio:
Il mio valore è sempre dentro di me
• Niente e nessuno può togliermi il mio valore
• Io sono e mi sento una persona di valore anche quando gli altri non me lo riconoscono
• Io accetto che gli altri possano non riconoscere il mio valore
Anche quest’ultima parte legata all’accettazione è molto importante ai fini del completamento del lavoro. Ci sarà sempre qualcuno che non approverà o non apprezzerà quello che faccio: è importante che io lo metta in conto e lo consideri del tutto normale.
La paura del giudizio altrui è molto diffusa ma ho notato che lavorando sul portare le credenze positive ‘dentro’ la propria identità e sul rendersi impermeabili ai giudizi depotenzianti esterni si ottengono buoni risultati.
Spesso siamo abituati a interpretare il giudizio altrui come un voto sulla pagella della vita, dimenticando che non siamo più a scuola e che ora solo noi abbiamo il diritto di valutarci. Questo non significa non ascoltare i pareri degli altri ma, appunto, prenderli come tali.
E’ inoltre utile insegnare alla persona a non farsi ‘colpire’ dalle critiche altrui ma ad utilizzarle,quando queste sono fondate, come utili spunti per arricchire il proprio punto di vista o per vedere il tema in questione sotto un’altra luce.
Quando la persona è pronta ad ascoltare pareri contrari dal proprio senza sentirsi svalutata, quello che capita è che non viene più criticata: come se una volta imparata la lezione che sta dietro l’esperienza negativa questa non avesse più ragione di ripresentarsi.

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