giovedì 27 dicembre 2012

Il Milton Model nella comunicazione efficace




IL MILTON MODEL, modello di comunicativo di Milton Erickson è utilissimo nella comunicazione efficace e nella seduzione implicita.
Nello studio che Bandler e Grinder hanno fatto sulle tecniche linguistiche utilizzate da M.Erickson sono emersi un’insieme di schemi che si ripetevano
costantemente nelle varie induzioni che lui faceva. Servendosi della grammatica trasformazionale li hanno via via identificati e catalogati. Quello che
emerse subito era che questi schemi erano strutture superficiali di cui Erickson si serviva per impegnare la “mente conscia in una ricerca della struttura
profonda” e avere cosi il campo libero con la mente inconscia con cui fare il lavoro terapeutico. Al contrario del metamodello, come abbiamo visto nel
capitolo precedente, che ricerca il significato profondo di un qualsiasi messaggio posto con una struttura superficiale distorta, cancellata o
generalizzata, il Milton Model offre una serie di schemi verbali in cui si resta abilmente vaghi e si incarica invece il cliente ad effettuare una ricerca del
significato nel suo “mondo”. 
Il Milton Model ha lo scopo di fare affermazioni arbitrarie, dire cose ovvie, banalità come fossero intelligenti, anticipare eventi
certi, rendere incerto quello che esiste oppure reale quello che non c’è. Cosi facendo si destruttura la mente razionale, con i sui limiti, rigidità e problemi,
confondendola con espressioni verbali che mandano la persona in trance. Il Milton Model passa attraverso tre fasi: ricalco, distrazione e utilizzazione
dell’emisfero dominante. La prima strategia che Erickson adottava quando cominciava un incontro era quello di andare incontro al cliente nel suo mondo,
cioè lo ricalcava. Cominciava a descrivere le esperienze che il cliente stava vivendo in quel momento ricalcandolo nelle esperienze visive, uditive e cinestesiche, accettando e utilizzando qualsiasi aspetto del comportamento andandogli cosi incontro nel suo modello del mondo e guidandolo verso nuovi
luoghi.
Da “I modelli della tecnica ipnotica di M.H.E. pag. 130” “Nel costruire dei modelli della propria esperienza ciascuno di noi tenta di dare un senso agli schemi che esperisce. Cerchiamo di crearci una mappa o una guida per il nostro comportamento nel mondo, la quale ci possa servire ad assicurarci le cose che volgiamo ottenere. I sistemi linguistici che usiamo per la costruzione dei nostri
modelli posseggono i tre universali di modellamento – cancellazione, deformazione e generalizzazione – che troviamo in altri sistemi
rappresentazionali. Anche se usiamo questi sistemi con molta elasticità essi restano alla base delle rappresentazioni utili, creative e benefiche, a cui diamo origine e che utilizziamo per procedere nel mondo. Quando però commettiamo
il tragico errore di scambiare il modello per il territorio, abbiamo rappresentazioni che impoveriscono la nostra esperienza e limitano la nostra potenzialità. 
Quindi gli stessi processi che ci consentono di produrre modelli utili ed esteticamente gradevoli della nostra esperienza ci possono impoverire e
limitare.

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