venerdì 25 gennaio 2013

Ancoraggio emozionale per il successo




Come usare L'Ancoraggio emozionale per il successo e per la rinascita interiore?
L’ANCORAGGIO è il meccanismo mediante il quale è possibile associare ad un determinato e preciso stimolo sensoriale una determinata reazione comportamentale, o un preciso stato d’animo (vedi Stato della mente).
“… un’ancora è un qualsiasi stimolo che provochi da parte di una persona un modello di risposta coerente. questo può avvenire da uno qualunque dei canali sensoriali sia come rappresentazione interna che esterna. Secondo questa definizione, il linguaggio naturale è un complesso sistema di ancoraggio. Per dare senso a una parola dovete attivare un’esperienza passata e creare una gestalt di informazioni sensoriali – una 4-pla.” (Lankton Magia pratica)
Es.: la parola “lillà” è ancorata a determinati canali sensoriali (vista, olfatto, …) a seconda di ciò che evoca.
Le ancore si presentano in tutti i canali sensoriali, potenzialmente in un’infinità di modi: espressione del volto e gesti dei vostri amici, crocefisso, musica, contatto epidermico, sensazione delle lenzuola fresche, aroma della orta appena tagliata …
Il processo di ‘ancoraggio’ è designato ad associare uno stimolo a una particolare esperienza.

ANCORA EFFICACE :
1.STIMOLO SENSORIALE UNIVOCO
2.GIUSTO TEMPISMO NELL'INSTALLAZIONE E NEL RICHIAMO
3.RIPETIBILITA' DELLO STIMOLO
4.VERIFICA FINALE
L'ANCORAGGIO è un metodo per accedere o riaccedere a una particolare rappresentazione associata ad un eterminato stimolo. 
"L'ANCORA è sostanzialmente una qualsiasi rappresentazione (di origine esterna o interna) che ne innesca un'altra o una strategia.
L'ancoraggio poggia sul presupposto che tutte le esperienze vengono rappresentate come una GESTALT delle informazioni sensoriali .... Potremmo quindi servirci di una parte qualsiasi di un'esperienza come ancora per accedere a un'altra parte dell'esperienza stessa" Dilts, Bandler, Grinder, DeLozier Programmazione neurolinguistica).
"Il fissaggio dell'ancora richiede la predisposizione di uno schema sinestesico. ...la sinestesi è la correlazione esistente tra rappresentazioni di due sistemi sensoriali diversi che si sono associati nel tempo e nello spazio. ... lo stimolo o rappresentazione è significativo solo nei termini dela risposta che provoca nell'individuo" 
Le parole scritte (cane, amore) sono ancore visive per le rappresentazioni interne provenienti dalle esperienze sensoriali che chi le legge ha avuto in passato.

"Si possono stabilire delle ancore in ciascuna delle nostre modalità sensoriali. Le espressioni del volto (V), i gesti (V), il tono e il ritmo della voce (A), il tatto (K), gli odori e i gusti (O) possono essere ancore per altre rappresentazioni. Anche la vista, i suoni, gli odori e le sensazioni interni possono essere ancore per altre esperienze. Una strategia è una catena di rappresentazioni in cui ciascuna rappresentazione è ancorata a quella che la precede" (Dilts, Bandler, Grinder, DeLozier Programmazione neurolinguistica).
"Vi sono due cose principali da cui dipende la durata di un'ancora: la singolarità dello stimolo che usiamo per l'ancoraggio e il modo in cui abbiamo associato l'ancora all'esperienza....
Uno dei motivi che rendono il linguaggio un sistema di ancoraggio così efficace è questo: i suoni che emettiamo con le nostre voci hanno leggerissime ma distinte differenze.
Un altro aspetto da tenere a mente parlando di singolarità è il contesto.
...è bene accertarsi di avere predisposto le nostre ancore in tutti i sistemi rappresentazionali (=ridondanza).
... E' anche molto importante assicurarsi che l'associazione tra la nostra ancora e la nostra risposta sia 'netta'. Si tratta di congruenza. Per esempio, se sto cercando di ancorare in qualcuno una certa sensazione e se durante l'intero procedimento la persona sente una voce interna dire: 'Cosa diavolo sta facendo questo tizio?', oppure: 'Questo non funzionerà!', ancorerò anche questa voce. Non mi meraviglierò poi se il mio ancoraggio non funziona come voglio. Ecco perchè è tanto importante usare nostri canali sensoriali per la retroazione, in modo da essre sicuri che la persona stia sperimentando inm modo completo e congruo la 4-pla che vogliamo ancorare.
Anche la scelta del tempo ha grande importanza. Se vogliamo effettuare un'associazione netta e salda, dovremo fissare l'ancora nel momento in cui la persona sta realmente sperimentando o risperimentando lo stato che vogliamo utilizzare. In sostanza, dobbiamo ancorare quando l'esperienza o la rammemorazione è all'apice o ha la massima intensità. Saremo sicuri così di avere solo l'esperienza che vogliamo." (Dilts, Bandler, Grinder, DeLozier Programmazione neurolinguistica).
USO DELL'ANCORAGGIO: "dopo aver ancorato l'esperienza, posso sempre usare quell'ancora per immetterla nella situazione in atto come risorsa"

domenica 20 gennaio 2013

Come capire chi bluffa e dissimula


Vi piacerebbe sapere se il vostro avversario a poker ha veramente un full o solo una coppia di due?, oppure se il vostro collaboratore più prezioso fa sul serio quando dice di voler dare le dimissioni se non gli concederete un aumento di stipendio.
Vi piacerebbe un  e sistema per riconoscere, in ogni occasione e in ogni momento, se l'interlocutore sta bluffando?
Esiste una tecnica infallibile, come esiste una tattica infallibile per scoprire le menzogne.
Esiste la possibilità per  qualunque tipo di situazione si tratti.
Tutti i casi hanno un elemento in comune.

Per comprendere come il meccanismo funzioni definiamo innanzitutto che cosa sia  un bluff. 
Esso si ha quando un individuo è in realtà contrario a qualcosa, ma finge di esserne a favore o viceversa.
Ne consegue che, quando un individuo bluffa, solitamente si sforza di mostrare disinteresse mentre è vero il contrario, oppure finge interessamento che non approva.

In ogni caso cerca di creare una falsa impressione volta a mascherare i suoi veri sentimenti e le sue vere intenzioni-
La chiave di tutto è qui:
chi bluffa solitamente ha reazioni esagerate nell'una o nell'altra direzione e se ci fate caso la cosa balza agli occhi e sarà possibile smascherare un bluff osservando come interlocutore si sforza di apparire.
Un giocatore che, ad esempio, scommette in modo pesante e aumenta la posta, ha davvero carte buone o  solo fegato?
Bluffando in questo caso, riguardo a una mano di poker, vuole dimostrare che non ha paura e per questo mette giù i soldi alla svelta.
Ma se davvero avesse una mano buona come si comporterebbe?
E' proprio come pensate:
 ci penserebbe un po' su e metterebbe i soldi lentamente per far vedere che non è del tutto sicuro delle carte che ha.
Quando una persona bluffa che sia poker oppure nella vita di tutti giorni, da una falsa immagine di quanto si senta sicuro, questo significa che in realtà cerca di dare una immagine contraria a come si senta in realtà.
Ancora se bluffa vuole dare un'impressione di sicurezza e mette la posta velocemente.
Se invece ha una buona mano esiterà per un istante fingendo di voler pensare al da farsi.

Questo vale per ogni tipo di situazione.
Se la reazione è troppo repentina e decisa allora sta cercando di far vedere che non ha incertezza mentre il più delle volte le cose non stanno in questo modo.
Facciamo un altro esempio :
uno dei soci di uno studio legale afferma di essere pronto ad andarsene se non gli viene concesso di occuparsi di una certa causa:
 è una minaccia vuota ?
Come si comporterebber  se fosse reale ?Probabilmente non si darebbe tanto da fare per dimostrare che è sicuro sul da farsi, tuttavia, se sta bluffando mi sarà possibile cogliere un atteggiamento di eccessiva disinvoltura.
La cosa avviene ovviamente perché dobbiamo presumere che se lavora ancora allo studio, allora è li che gli piace lavorare, e che sarà costretto ad andarsene solo se non otterrà ciò che vuole .

Se dunque si mostra eccessivamente disinvolto riguardo al volersene andare allora sta bluffando sappiamo infatti che in realtà desidera restare dov'è ma cerca di dare l'impressione opposta.

Se al contrario è sincero riguardo alle dimissioni nel caso in cui la sua richiesta non venga accolta allora darà impressione di essere quasi riluttante e non del tutto certo della sua posizione,  poiché gli dispiacerà che si sia dovuti arrivare a tanto.

venerdì 18 gennaio 2013

Sedurre esercitando fascino



Sedurre esercitando fascino e' possibile ovviamente se si è in grado di produrre fascino. Che cosa e' il fascino? È la capacità di coinvolgere , apparentemente con leggerezza, ma in realtà con profondità , tessendo una tela di emozioni. La persona di fascino colpisce per il suo distacco dal risultato e per la sua assenza di dipendenza dai bisogni. 

Esercitare fascino significa comprendere il mondo ed agire sul mondo. In prima istanza si potrebbe pensare che questi due obiettivi siano indissolubilmente legati. Infatti per agire non bisogna avere una buona intelligenza della situazione , e inversamente, l'azione stessa non è forse indispensabile per una buona comprensione dei fenomeni? Ma l'universo , nella sua immensità , e la nostra mente, nella sua debolezza sono lontani dall'offrirci sempre un accordo perfetto: non mancano gli esempi di situazioni che comprendiamo perfettamente , ma in cui si trova ugualmente una incompleta incapacità di agire. 

Inversamente ci sono situazioni in cui si può agire efficacemente senza comprenderne i motivi. Quando non si agisce le persone spesso fanno buon viso a cattivo gioco accettando stoicamente il verdetto del destino. Il mondo brulica di situazioni in cui visibilmente possiamo intervenire ma senza sapere bene come si manifesterà l'effetto del nostro intervento. 
Esercitare fascino significa quindi avere la capacità di agire efficacemente sul modo attraverso azioni consapevoli che possono lasciare la nostra impronta sul mondo stesso. 
Esercitare fascino e' anche la capacità di tessere una rete di contatti, divenendo un punto di riferimento per gli altri , ottenendo da loro stima e considerazione . 
Esercitare fascino e' anche la capacità di vivere emozioni e trasgressioni senza diventarne dipendenti o succubi. 

Comprendere l'impulso profondo che spinge alla trasgressione: un sogno erotico che è' stato dimenticato ma che ha lasciato nell'anima un languido fermento. 
Violare alcuni divieti, trasgredire ogni tanto il proprio ruolo istituzionale, assume un valore simbolico che permette un'unione più profonda con la propria emotività che, pertanto non avrà più motivi per metterci i bastoni tra le ruote e per farci fallire nel raggiungimento dei nostri obiettivi.  
Una sfera emotiva affamata di emozioni, cercherà di auto procurarsele facendoci fallire la dove vorremmo riuscire, mentre se imparano a nutrirla di emozioni, attraverso piccole trasgressioni , avremo un prezioso alleato interno che ci aiuterà a manifestare , produrre ed esercitare fascino.

martedì 15 gennaio 2013

Sesso e Seduzione ed Erotismo



Sesso e seduzione sono collegati, il sesso è un'ottima esca per sedurre soprattutto se collegato all'erotismo.
L'erotismo è l'immaginario erotico che prelude al sesso o meglio stimola il desiderio per il sesso.
Le tattiche  di seduzione possono usare stimoli erotici prima di entrare in profondità a livello emotivo.
I meccanismi della seduzione sono stati schematizzati e collegati a degli archetipi proposti da molti secoli in leggende, romanzi ma anche in opere per il teatro oppure per il cinema. Esistono diversissimi e contrapposti metodi per generare seduzione, ovvero esistono condizioni note tese a creare un più o meno equilibrato scambio di favori di diversa natura, che porta ad un negoziato più o meno consapevole, dichiarato oppure tacito.
Si potrebbe definire autentico vero amore il rapporto tra pari assoluti, forse l'amore narcisistico per la propria immagine mentale, un compromesso tra l'idea di sé stessi proiettata nell'altro sesso (o nel proprio sesso) e la concreta immagine dell'amante che in parte viene falsificata dalla propria infatuazione. Non esiste una persona psicologicamente uguale ad un'altra, e la stessa persona in una diversa situazione può essere sedotta in un altro modo.

Per sedurre è molto importante avere la consapevolezza e la capacità di gestite erotismo  e piacere sessuale.
L’erotismo, al contrario della pornografia sinonimo di volgarità, è la punta di un iceberg che si chiama raffinatezza, segreto, gioco di specchi.
L’erotismo seduce, attiene alla stessa dimensione della seduzione e ciò che seduce è il segno vuoto, insensato, assurdo, privo di referente. "Un bambino chiede alla fata di esaudire i suoi desideri. La fata accetta, ma pone una condizione: non pensare mai al colore rosso della coda della volpe. ‘Se è soltanto questo!’, risponde il bambino con disinvoltura. Ma cosa accade? Non riesce a sbarazzarsi della coda di volpe che credeva di aver già dimenticato. La vede spuntare dappertutto, nei suoi pensieri e nei suoi sogni, nonostante tutti i suoi sforzi. Eccolo ossessionato, ad ogni istante, da questa immagine assurda e insignificante, ma tenace, e rafforzata da tutto il dispetto che gli procura il fatto di non potersene sbarazzare. Non solo gli sfuggono le promesse della fata, ma perde anche la gioia di vivere. E forse è morto da qualche parte senza essersene mai potuto liberare." Il bambino è sedotto dalla coda della volpe che assume il senso accattivante, ammaliante e magico di un oggetto erotico.
Partendo dalle stimolazioni erotiche dobbiamo arrivare a gestire il piacere sessuale.

Quello che spesso rovina - o  sbiadisce - le gioie del sesso è per le donne non sentirsi a proprio agio con il proprio corpo, per gli uomini l’ansia da  prestazione. Ovviamente ci possono essere delle eccezioni e a creare  “fastidio” sarà questa o quell’altra cosa, ma in entrambi i casi si  tratta di timori che portano a rivolgere l’attenzione verso l’interno, a  chiudersi in sé stessi, a concentrarsi sulla paura e non sui desideri, o le sensazioni, o il partner.
Sono pensieri negativi che deviano il  piacere, lontano.
Ma “se si presta pienamente attenzione alle risposte fisiche del partner, non si  viene distratti da queste intrusioni poco produttive e in più si impara  molto riguardo quello che funzionadavvero per il nostro piacere”.
Dovremmo quindi fare attenzione e notare se facendo la tal cosa il partner respira profondamente o meno, se si allontana o se cerca di  avvicinarsi sempre di più, se rivolge verso di noi, cercando la nostra  bocca, le nostre mani, e via dicendo. Lui farà lo stesso, dedicandosi a noi.
E  poi, una cosa davvero importante: se il partner dà segni di piacere non vuol dire che devi fare quello che stai facendo più veloce o più forte, ma che devi fare esattamente come stai facendo ORA!

domenica 13 gennaio 2013

Mente emotiva e comunicazione




Mente emotiva e comunicazione esterna ed interna sono estremamente correlati e sono utilissimi per il miglioramento personale e l'autostima.
Vediamo di capire cosa si intende con  COMUNICAZIONE A LIVELLO EMOTIVO e con parole che emozionano.
Alcuni hanno paragonato la mente emotiva ad un servomeccanismo che, dopo che noi abbiamo appreso consciamente un'esperienza, la fa propria e ci permette di farla più velocemente e rapidamente e, soprattutto, senza pensarci.
Noi abbiamo imparato consciamente a guidare l'auto, ma, adesso, quando guidiamo, le varie operazioni ci sono divenute automatiche, e noi non dobbiamo più pensare ai movimenti che dobbiamo fare cosicchè possiamo parlare e guidare.
Nella stesso modo noi abbiamo imparato tante altre maniere di rapportarci al mondo esterno, e non ci interroghiamo più consciamente su quello che facciamo; a volte il nostro "operato automatico" può 
essere giusto, ma a volte può anche essere sbagliato e spesso comunichiamo automaticamente senza saperlo cose che non vorremmo comunicare.

La comunicazione emotiva può anche avvenire interiormente. 
In questi casi si ha LA COMUNICAZIONE INTERIORE
La nostra comunicazione esterna è influenzata e dipende dalla nostra comunicazione interna, e ogni nostro pensiero tende a provocare un cambiamento nella nostra maniera di rapportarci all'ambiente esterno.
A volte noi non ci accorgiamo di come il nostro modo di pensare influenzi la nostra comunicazione, perchè la nostra attenzione può rendersi conto solo degli elementi della comunicazione di cui siamo consci, mentre il nostro modo di pensare agisce sul nostro modo subconscio di gestire la comunicazione in maniera "automatica".
Una persona che ha paura di essere rifiutata dagli altri, ad esempio , nel momento in cui deve parlare in pubblico, potrà controllare le sue parole e magari anche il suo tono di voce, ma il suo timore trasparirà da mille altri comportamenti.
Così come il nostro modo di pensare può influenzare la nostra comunicazione negativamente, può farlo però anche positivamente; ed è importante capire che noi possiamo concepire delle maniere nelle quali possa migliorare la nostra relazione col mondo esterno e attraverso un'efficace comunicazione interiore, possiamo poi far sì che questo messaggio di miglioramento venga recepito pienamente dalla nostra mente subconscia di modo che l'integrità della nostra comunicazione, tanto conscia che subconscia, vada in un'unica coerente direzione.
ESERCIZIO : il sottotesto
Spesso, nelle interazioni umane, ci si fa bloccare da pensieri negativi.
Un venditore, ad esempio, potrebbe essere convinto che un cliente non puo` trarre soddisfazione dal suo prodotto.
Una maniera di risolvere tale problema e` il "sottotesto" ovverosia parlarsi mentalmente durante l'esecuzione di un'azione.
Questo esecizio vi fa capire quanto profondamente siamo influenzati dai nostri pensieri nelle nostre realazioni
a) creiamoci un sottotesto altamente positivo del tipo: "sicuramente gli altri hanno vantaggio da quello che offro" e ripetete questa frase mentalmente varie volte prima di incontrare il vostro interlocutore
b) notare quello che accade
l’autoipnosi puo` ovviamente incrementare questo risultato

venerdì 11 gennaio 2013

Chi siamo veramente?



Chi siamo veramente?
Saperlo è molto importante.
In realtà non siamo nulla di oggettivo, Siamo ciò che crediamo di essere.
E come facciamo a sapere chi crediamo di essere?
Il primo passo è quindi quello di sapere con certezza che cosa crediamo veramente tenendo presente che quello che pensiamo di credere non è sempre quello che il nostro subconscio crede. Come possiamo allora individuare le nostre convinzioni limitanti?
Il metodo più semplice e diretto è osservare la qualità della nostra vita nelle diverse aree (amore, famiglia, amici, lavoro, divertimento, condizione economica, ecc.). Se non siamo soddisfatti di qualcosa significa che in quell’area abbiamo sicuramente una o più convinzioni depotenzianti che stanno influenzando la nostra esperienza.
Per cambiare questi aspetti di noi stessi o della nostra vita, come prima cosa dobbiamo andare a cercare la radice del problema che, invariabilmente, si manifesta anche sotto forma di una o più credenze limitanti. Il nostro compito allora è quello di individuare quale sia o quali siano queste credenze per poi trasformarle. Le tendenze inconsce distruttive possono essere superate solo quando vengono riconosciute.
Cercare le convinzioni limitanti ci dà la possibilità di capire che cosa nel profondo di noi stessi ostacoli la nostra realizzazione ed è uno strumento di grande efficacia per liberare in noi nuove risorse e cambiare la qualità delle nostre esperienze.

“Viviamo rinchiusi nel recinto limitato delle nostre convinzioni personali e rassomigliamo alla piccola rana che viveva in un pozzo; un giorno una rana che veniva da un grande lago cadde nel pozzo e le parlò della sua immensa dimora, ma la piccola rana non le credette e si limitò a ridere: non aveva mai visto nulla oltre i confini del pozzo ed era convinta che il suo fosse il più grande specchio d'acqua esistente. Questo è il modo di vedere ristretto delle nazioni e degli individui. Ciascuna nazione ritiene che i propri punti di vista siano i migliori”.
P. Yogananda


Purtroppo non è possibile percepire visivamente i pensieri che emettiamo ed è per questo che spesso sottovalutiamo la loro potenza. Le convinzioni non sono altro che pensieri cristallizzati che formano la struttura portante dei successivi pensieri.
Le convinzioni, potenzianti o depotenzianti che siano, sono magneti potentissimi che si vanno a depositare nella profondità del nostro essere e di lì, indisturbate, cominciano ad agire, attirando ai noi esperienze (sotto forma di persone, eventi o situazioni) in grado di materializzare i contenuti di cui sono portatrici: ogni convinzione di natura positiva attrae esperienze positive mentre ogni convinzione di natura negativa attrae esperienze negative.
Se in un dato campo della mia vita sto vivendo esperienze negative è bene che mi chieda che tipo di pensieri sto formulando a proposito di quel campo specifico e che tipo di magnete sono. Posso modificare le esperienze sgradevoli modificando il mio ‘campo magnetico’, lavorando cioè sulle mie credenze profonde.
Per questo motivo è opportuno ricercare i presupposti, gli assunti che ho accettato come veri, perché questi hanno formato le mie convinzioni e l’insieme delle mie convinzioni ha formato la lente attraverso cui osservo il mondo.
Ricordiamoci che ognuno di noi ha credenze su tutto: se stesso, gli altri, la vita, i soldi, il lavoro, le relazioni, gli uomini, le donne, il sesso, il matrimonio, i figli, la politica, quello che è giusto e quello che è sbagliato, ciò che è bene e ciò che è male, ecc.
Quello che crediamo è quello che attiriamo ed è quello che sperimentiamo.

lunedì 7 gennaio 2013

Modelli mentali



Spesso giudichiamo il presente in modo distorto perché corrisponde ad un passato immaginato che non esiste più.
Le credenze inconsapevoli possono essere in contrasto con i nostri desideri consapevoli, ad esempio una ragazza vorrebbe essere giudicata bella, ma si è costruita la credenza di essere brutta. Credenza nata  perché in un tempo lontano il compagno di banco della scuola mi diceva che era butta.
Il cervello può produrre credenze e realtà soltanto confrontandole su ciò che ha immagazzinato dentro. Di tutte le informazioni inconsapevoli il cervello fa una sintesi , costruisce dei modelli mentali che sono una sorta credenza inconsapevole. I modelli mentali diventano i filtri con i quali si percepisce e si interpreta la realtà e della realtà si intende a percepire ciò che è allineato con i nostri modelli mentali. Una persona pessimista tende a percepire soltanto eventi grigi e tristi. 
Per vivere una vita felice dobbiamo innanzitutto creare nel nostro  cervello dei modelli e delle credenze di felicità e di entusiasmo.
E' molto meglio essere entusiasti ed aver torto che essere pessimisti avere ragione. 
L'obiettivo del nostro cervello più arcaico, il cervello istintuale, è quello della sopravvivenza, ed è per questo motivo che spesso cerchiamo di opporci al cambiamento oppure mettiamo in atto bei comportamenti istintivi che sono frutto dei vecchi condizionamenti legati alla sopravvivenza, ma che attualmente non sono più attuali, e quindi è necessario imparare a modificarli. 
È possibile modificare gli schemi operativi ed il modo in cui si interpreta la realtà cioè il modo in cui si interpretano le informazioni immagazzinate nella memoria, ciò che, ovviamente e invece non è possibile modificare sono le informazioni stesse. Imparare però a reinterpretare in modo positivo le informazioni disponibili ci consente di fare un salto di qualità e di andare verso la nostra felicità.
Per farlo e' necessario imparare il linguaggio delle emozioni che è l'unico tipo di linguaggio che permette una ristrutturazione degli schemi mentali automatici di comportamento.

mercoledì 2 gennaio 2013

Vivere nel benessere



Per Vivere nel benessere, conquistare chi desideriamo, dobbiamo essere in armonia con le nostre emozioni.
Anche le malattie -e i disagi fisici in generale- contengono spesso messaggi preziosi per noi. Far scomparire un malessere fisico senza ricercare la possibile causa anche nella sfera emotiva oltre che in quella fisica, può rivelarsi un grave errore.
E’ ormai risaputo che esistono diversi problemi fisici di origine almeno in parte psicosomatica. Far scomparire un sintomo, un dolore non significa necessariamente guarigione perché la causa che gli ha dato origine può ripresentarsi dopo un certo tempo.
L’ulcera allo stomaco, ad esempio, è la conseguenza di un eccesso di acidità, provocato da squilibri chimici nel corpo, ma sappiamo benissimo che questi squilibri chimici possono essere originati -o fortemente influenzati- da un eccesso di preoccupazione dovuta a motivi più diversi quali mantenere la famiglia, pagare l’affitto, paura di perdere o di non trovare il lavoro, paura di perdere qualcuno o qualcosa, ecc. In questo caso riequilibrare la chimica del corpo e ridurre l’acidità di stomaco significa non risolvere il problema alla radice.
Evidentemente qui non si tratta di rifiutare una medicina che possa alleviare o far scomparire il malessere fisico, si tratta però di evitare di limitarsi a questo e cercare la possibile emozione collegata al malessere servendosi della simbologia del corpo.
Una volta individuata l’emozione legata a quello specifico disagio fisico, potremo andare a cercare anche il pensiero, la convinzione, che la causa, in quanto sappiamo che pensieri ed emozioni procedono insieme.
Trovare l’atteggiamento mentale depotenziante alla base dell’emozione e correggerlo significa interrompere il circolo vizioso.

Se vogliamo eliminare definitivamente una condizione negativa dobbiamo quindi anche annullare qualsiasi causa mentale che possa aver contribuito a crearla e per far ciò dobbiamo esplorare noi stessi senza paura e senza giudizio.
Se comprendiamo che sono stati i nostri atteggiamenti mentali a dar luogo a un determinato disagio fisico, li possiamo modificare e guarire completamente.
E’ anche importante lavorare sulla paura della malattia e sull’atteggiamento mentale che abbiamo di fronte a un problema fisico perché la paura può fare danni quanto la malattia stessa.
La paura è veleno per il nostro organismo.