lunedì 25 febbraio 2013

Superare il timore del giudizio negativo



Per superare il timore del giudizio negativo degli altri o di noi stessi basta rendersi conto che non ha senso il giudizio in quanto ogni cosa può essere interpretata in un modo o nel suo opposto e mettere in atto una interruzione di schema.
Chi può dire che cosa sia giusto che cosa sia sbagliato, che cosa sia buono e che cosa sia cattivo, che cosa sia un bene e che cosa sia un male? Qualunque parere abbiamo su qualunque argomento non può essere altro che una nostra idea arbitraria.
Il giudizio è per sua natura superficiale. E questo vale anche per quello che consideriamo assolutamente oggettivo. Pensiamo ad esempio ad un giudizio apparentemente incontestabile come, ad esempio, “rubare è sbagliato”: crederemmo la stessa cosa se fossimo nati e cresciuti all’interno della cultura rom? Probabilmente crederemmo esattamente il contrario.
Quindi, ancora una volta, possiamo ribadire che qualsiasi verità è tale solo se riferita ad uno specifico sistema di riferimento.
Inoltre, quante volte nella nostra vita abbiamo giudicato sul momento qualcosa che ci è accaduto come totalmente negativo per poi accorgerci col tempo che negativo non era affatto?
E' sempre molto difficile giudicare con oggettività un evento di qualunque natura sia nel momento in cui capita. Non di rado quelle che consideriamo le nostre peggiori disgrazie si rivelano in realtà grandi opportunità di crescita.
Riporto qui di seguito un paio di racconti metaforici che illustrano bene questo concetto.

"Le calamità possono portare crescita e illuminazione" disse il maestro. E lo spiegò così: Ogni giorno un uccello si riparava sui rami secchi di un albero che si ergeva in mezzo ad una vasta pianura deserta. Un giorno una tromba d'aria sradicò l'albero costringendo il povero uccello a volare per cento miglia alla ricerca di un riparo .... finché finalmente arrivò ad una foresta di alberi carichi di frutta. E concludeva: "se l'albero secco fosse rimasto, niente avrebbe indotto l'uccello a rinunciare alla sua sicurezza e a volare".
La seconda è invece una nota storia cinese che racconta quanto segue:
Un vecchio contadino possedeva un vecchio cavallo per coltivare i suoi campi. Un giorno il cavallo scappò su per le colline e ai vicini che consolavano il vecchio contadino per la sua sfortuna, questi rispondeva: "Sfortuna, fortuna, chi lo sa?".

Dopo una settimana il cavallo tornò portando con sé dalle colline una mandria di cavalli selvatici, e questa volta i vicini si congratularono con il contadino per la sua fortuna. Ma la sua risposta fu: "Fortuna? Sfortuna? Chi lo sa?".
Poi accadde che suo figlio, mentre cercava di domare uno dei cavalli selvatici, cadde, rompendosi malamente una gamba. Tutti pensarono che si trattasse veramente di una grande sfortuna. Non il contadino, la cui unica reazione fu: "Sfortuna? Fortuna? Chi lo sa?".
Qualche settimana più tardi, l'esercito entrò nel villaggio, imponendo a tutti i giovani abili la coscrizione obbligatoria: quando videro il figlio del contadino con la sua gamba rotta lo lasciarono stare. Questa fu una fortuna? Una sfortuna? Chi lo sa?
Imparare ad osservare invece di giudicare ci dà grande potere. Smettere di catalogare le esperienze come positive o negative, buone o cattive, giuste o ingiuste, ci permette di avere una visione più ampia della realtà, una visione che ci aiuta ad aprire la mente e ad espandere le nostre possibilità di scelta.

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