martedì 19 marzo 2013

Imparare a vivere bene con il distacco dal risultato




Imparare a vivere bene con il distacco dal risultato significa non identificarsi con una identità specifica.
Noi abbiamo tante parti, ed ognuna di esse deve avere modo di esprimersi.

L’unico modo per vivere, per trovare il proprio io, è quello di accettare il fatto di non avere un’identità, ma solo centomila frammenti, centomila elementi distinti, e quindi di non essere poi nessuno, e accettare così l’alienazione completa da se stessi. Tuttavia la società non accetta il relativismo, e chi lo fa viene dunque ritenuto pazzo.
Quando parliamo di maschera, parliamo di un’immagine ideale, piuttosto che della proiezione dei nostri più profondi desideri, ai quali non riuscendo a dar voce, a causa dei vincoli e dei blocchi che normalmente ci attanagliano, riusciamo a proiettare sul reale solo per il tramite di una maschera, ossia un vero e proprio avatar di noi stessi che cuciamo su misura, spogliandoci così di ogni vincolo.
La maschera è la rappresentazione più evidente della condanna dell'individuo a recitare sempre la stessa parte, imposta dall'esterno, sulla base di convenzioni che reggono l'esistenza della massa.
Quando il personaggio scopre di essere calato in una forma determinata da un atto accaduto una sola volta e di essere riconosciuto attraverso quell' atto e identificato in esso cade in una condizione angosciosa senza fine, perché si rende conto che:
· la realtà di un momento è destinata a cambiare nel momento successivo
· la realtà è un'illusione perché non si identifica in nessuna delle forme             che gli altri gli hanno dato.
È nella maschera che ritroviamo un contrasto più profondo fra illusione e realtà, fra l'illusione che la propria realtà sia uguale per tutti e la realtà che si vive in una forma, dalla quale il personaggio non potrà mai salvarsi.


Voler indossare la maschera dell’uno o dell’altro significa quindi fare propri esattamente i connotati utili a rendere sugli altri la percezione appena esposta.
Ciascuno vede la realtà secondo le proprie idee e i propri sentimenti, in un modo diverso da quello degli altri: a fronte della realtà esterna che si presenta una e immutabile, abbiamo le centomila realtà interne di ciascun personaggio, per cui la vera realtà è nessuna. Tra realtà e non-realtà ci sono due distinte dimensioni:
la dimensione della realtà oggettuale, che è esterna agli individui e che apparentemente è uguale e valida per tutti, perché presenta per ognuno le stesse caratteristiche fisiche.
Della realtà oggettuale esterna noi non cogliamo che quegli aspetti che sono maggiormente confacenti al particolare momento che stiamo vivendo, in base al quale riceviamo dalla realtà certe impressioni, certe sensazioni che sono assolutamente individuali e non possono essere provate da tutti gli altri individui;

La possibilità di indossare i panni di un’altra persona, consente infatti all’individuo di superare quei blocchi e quei difetti che gli impediscono oggi di raggiungere i propri traguardi. Si pensi all’individuo schiavo della propria timidezza ma al contempo desideroso di una vita sociale che gli consenta l’incontro e l’aggregazione con un gran numero di persone, tra le quali magari scegliere anche un’ipotetica compagna di vita. Si pensi alla frustrazione da lui avvertita a causa della sua mancanza di audacia. Tuttavia la timidezza che lo intrappola è più forte della volontà di agire nella direzione dei suoi obiettivi, divenendo vero e proprio ostacolo al suo benessere emotivo. Ma cosa accadrebbe invece se indossasse la maschera dell’”animale sociale”, di colui sempre circondato da un gran numero di persone che lo ammirano per le sue doti di intraprendenza e vigore? Sicuramente vivrebbe in maniera migliore. Otterrebbe senza troppo dispendio di energie il consenso tanto desiderato da tutti coloro che lo circondano e raggiungerebbe senz’altro il suo obiettivo di riuscire a sedurre e conquistare una donna che, affascinata e catturata , diverrebbe in poco tempo la sua compagna.
Quest’ultimo esempio è esplicativo non solo di cosa significa indossare i panni della maschera, ma anche di quanto facciano presa su di noi le convenzioni sociali e l’immagine che il mondo circostante si crea di noi. Non dimentichiamoci di un fattore importante: tutti noi aspiriamo alla maschera poiché è l’unico strumento a nostra disposizione per convivere serenamente con il desiderio di successo e di consenso non sempre esaudibile, con lo spettro della paura della non accettazione da parte dell’ambiente circostante insito in ciascuno di noi. 
Dopo aver acquisito consapevolezza del suo essere forma, l’uomo ha tre possibilità: o accetta passivamente la maschera che lui stesso ha indossato oppure con cui gli altri tendono a identificarlo, perché incapace di ribellarsi, o accetta il suo ruolo con atteggiamento ironico-umoristico, pur non rassegnandosi, o reagisce con disperazione. In ogni caso, non riuscendo a strapparsi completamente di dosso la maschera che gli è stata imposta, egli giunge a conseguenze drammatiche


Per poter riuscire a raggiungere l’obiettivo dell’accettazione e della stima, già inconsciamente indossiamo delle maschere. Sono le esperienze di vita e i segni che ci lasciano a condurci in questa direzione. Pensate a tutte le maschere emotive che indossiamo, quasi come fossero corazze di protezione, per difenderci dal rivivere la medesima sofferenza patita in occasione di relazioni sentimentali o amicizie finite male, piuttosto che di delusioni legate alla sfera dell’autorealizzazione.
Arriviamo quindi a celare la parte più intima di noi per poter eludere chi ci circonda e talvolta anche illudere noi stessi, quasi a volerci convincere che la forza e l’audacia che la maschera che stiamo indossando in realtà rappresenta noi stessi. Ambiamo ad una fusione tra la maschera che indossiamo e la nostra reale natura senza nemmeno rendercene conto, in maniera cioè del tutto inconscia.
Tuttavia le famose reazioni emotive che adottiamo di fronte alle difficoltà, non ci permettono una gestione strategica di tutti gli effetti benefici che possono derivare dall’utilizzo di maschere nella vita di tutti i giorni, o semplicemente di fronte alle diverse situazioni che ci troviamo a dover affrontare.
Tutto può cominciare in un momento di silenzio interiore, nel quale un'epifania angosciante di pensieri e dubbi sovrasta la sua coscienza, e lascia spazio all'insoddisfazione ed al suo sentimento di oppressione nei confronti della sua quotidianità. Nel momento in cui l'uomo s'affaccia alla sua condizione, staccandosi dalla forma, ha la limpida percezione di aver vissuto una non vita. Di aver filtrato i suoi desideri e persino le sue illusioni tramite schemi precisi e assunti a seconda delle situazioni. La maschera che teneva unita la sua sicurezza, le sue certezze, si frantuma in mille pezzi e in mille speculazioni che lo portano a conoscersi, a morire.
Ciò che è bene tenere sempre a mente è che la maschera non va vissuto come un nostro avatar negativo, una persona da noi distaccata e che non ci rappresenta se non per una piccola percentuale. È piuttosto la proiezione dei nostri desideri, della nostra immagine ideale, di come vorremmo che il mondo ci percepisse, e attraverso questa raggiungere i nostri obiettivi.
Inoltre il motore trainante dell’intero processo deve essere solo ed esclusivamente la propria volontà. È infatti importante che la maschera sia frutto di una propria scelta poiché espressione delle proprie esigenze e non di quelle di altri. Se si optasse infatti per una maschera scelta dagli altri in virtù di come gli altri desidererebbero vederci, la maschera medesima diverrebbe per noi nociva, talvolta addirittura mortale, poiché prodotto artificiale di noi stessi. Individuata la maschera da indossare, prende vita un percorso atto ad alimentare l’immagine di noi stessi che intendiamo trasmettere attraverso la maschera. Bisognerà quindi compiere dei veri e propri atti cerimoniali in suo favore affinchè questa possa nutrirsi e crescere nella giusta misura, sino a consentirci di agire per conquistare i nostri obiettivi.
 A chi si chiede se giungere all’impersonificazione di una maschera possa essere pericoloso, rispondiamo che nulla è pericoloso se espressione della propria volontà. Tutti indossiamo ogni giorno delle maschere per apparire adeguati ad ogni circostanza. È un meccanismo che già inconsciamente è insito in noi. La differenza consiste semplicemente nel poterlo finalmente fare in maniera consapevole e, di conseguenza, in maniera strategica. Quando indossiamo delle maschere in maniera inconscia, altro non facciamo che cadere nuovamente schiavi della nostra emotività e adottare di conseguenza reazioni emotive anziché strategiche di fronte alle difficoltà.
Quindi: perché essere schiavi di maschere emotive anziché indossare maschere strategiche e realizzare finalmente i nostri sogni?

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