domenica 7 aprile 2013

Comunicare con le emozioni




Comunicare con le emozioni ci permette di creare idee che possono attechire a livello inconscio.
Il fenomeno col quale viene adottata una “idea accetta alla mente inconscia” è molto  più frequente di quanto si pensi. 
Il fenomeno può essere sia volontario che involontario. Quando per es. voglio  alzarmi alle 6 per prendere il treno, la sera prima do a me stesso l'idea di svegliarmi in 
tempo, questo è l'esempio di un'idea che entra e viene messa in atto dal mio inconscio in 
maniera volontaria.
Ma il tutto può avvenire in maniera non volontaria, subliminale. In treno, un  compagno di viaggio guarda l'orologio, o sbadiglia, e io automaticamente faccio le  identiche azioni. Similmente, dopo un pasto al ristorante dove ho mangiato dei funghi, leggo sul giornale di un caso di avvelenamento, ed incomincio a pormi dei dubbi sulla mia salute, mi sento un po' più debole. Ecco degli esempi di idea assorbita dall'inconscio in  maniera involontaria. Ne è un esempio quello che viene anche chiamato “effetto 
placebo”. Esempio: un medico prescrive un rimedio contro l'insonnia e raccomanda di 
prenderne una dose ogni due ore. I pensieri del malato, ogni volta che prende la medicina, si avviano involontariamente su questa direzione: “Prendo questo rimedio per calmare i  miei nervi e poter dormire profondamente questa notte”. Siamo dunque in presenza di 
un'idea volontaria data con convinzione che agisce successivamente inconsciamente.  In pratica l’inconscio crea degli effetti basandosi 
sull’idea accettata e vivificata. 

L'azione diretta sull'inconscio è molto potente ed è nel tempo stesso il peggior nemico (se non la si conosce) e il migliore alleato (se la si conosce) che si possa trovare. 

Se — come abbiamo visto dagli esempi precedenti - un'idea può influire sul corpo, sui muscoli, sui nervi, questo è perchè corpo e mente non sono due mondi completamente 
distinti ; ma che fra l'uno e l'altro intercorrono delle relazioni continue.
Ogni idea accettata dal cervello, tende a tradursi in atto. Osservate bene: non si dice che ogni idea “diventa” un atto, ma che “tende a diventare”. Un'altra maniera di esprimere 
la stessa legge è “ciò che una persona si aspetta, tende a realizzarsi”. La mente è infatti abituata a funzionare in direzioni specifiche. Se ci aspettiamo  qualcosa quindi inconsciamente mettiamo in atto delle azioni e dei processi mentali che 
finiscono col facilitare la realizzazione di quello che ci immaginiamo. Il concetto è il seguente : la realtà da noi percepita attraverso i sensi e corrisponde ad una particolare 
configurazione neuronale. Ma anche dietro ad ogni idea vi è una particolare configurazione neuronale, e questa configurazione agisce “come una realtà” predisponendoci in una particolare maniera, ed inconsciamente mettendo in moto gli 
apparati destinati a realizzare il comando. Si può quindi dire: “Il pensiero è un atto allo stato nascente”. Tra immaginazione e realizzazione la differenza è normalmente semplicemente di 
intensità del pensiero. 

Le leggi quantiche che governano il comportamento osservato delle particelle subatomiche, ed anche dei sistemi più ampi, sono espresse in termini di onde di probabilità, che sono influenzate in maniera specifica dall'osservazione fatta sul sistema. 

Applicato alle neuroscienze, si può dire che l'atto mentale di focalizzare l'attenzione stabilizza i circuiti mentali associati. Stabilizzare significa “rende operativi”. Se la densità 
di attenzione è bassa l'azione non parte. Sotto questo punto di vista, il ragazzo che vuole studiare, ma, continuamente distratto, non inizia mai, è un esempio calzante. 

Ma come si crea un’abitudine di pensiero? Il processo richiede un cambiamento di pensiero. 
Le persone che praticano una certa attività tutti i giorni pensano infatti differentemente, rispetto alle persone che non praticano la stessa attività. 
Questo spiega come mai le persone non vedono le cose nella stessa maniera. 
Che cosa significa riuscire a far penetrare un'idea nell'inconscio? 
Significa che il fatto che aver lasciato libero l'ingresso all'idea, è bastato a fecondarla, a renderla possibile di sviluppi ulteriori. In altre parole la configurazione neuronale si è estesa ed ampliata automaticamente e secondo leggi sue proprie, il pensiero 
si è “densificato”. La “densificazione” del pensiero è molto vicina al concetto del volere. 
Per molti tra il pensare e il volere c'è un abisso immenso. Oggi questo abisso è stato colmato ; anzi siamo giunti al punto di saper più precisamente che cosa sia la “volontà”. In  realtà la distanza tra volontà e pensiero è rappresentata dalla dispersione di questo e dalla mancanza di energia. 
La realtà soggettiva è costruita mentalmente attraverso la concentrazione del pensiero in una direzione. L'uomo crede molte cose perchè le ha sentite dire senza minimamente controllarle. D'altra parte molti a furia di ripetere una idea enunciata per 
scherzo finiscono per ammetterla. 
Lo stesso avviene dei sentimenti. Si ama, si odia, si invidia, si prova paura, piacere, secondo idee derivataci da altri e anche da noi stessi. Si “immagina” di amare una donna e 
si finisce per amarla sul serio, si “suppone” che la vista d'un quadro celebre o d'una celebre veduta debba estasiarci, e finiamo per credere a questo sentimento. 


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