venerdì 10 maggio 2013

Superare i blocchi nello prestazioni sportive



Superare i blocchi nello prestazioni sportive è possibile con il coaching.
Marco  ama un po’ tutti gli sport e li pratica, in particolare lo sci di fondo. Spesso si trova a partecipare a competizioni che, però, costituiscono il problema per cui viene da me.
Nonostante le ottime prestazioni in allenamento, nelle gare non riesce a rendere come vorrebbe. Lo spirito competitivo gli “taglia le gambe”, si sente svuotato di energia, stressato, agitato, preoccupato, cosa che lo porta inevitabilmente a raggiungere risultati modesti.
Marco ha deciso comunque di continuare a gareggiare ogni volta che se ne presenta l’occasione ma sapendo già che le sue reazioni emotive giocheranno a suo sfavore.
Parliamo un po’ di lui, della sua vita e in particolar modo della sua infanzia. Mi racconta che suo padre era contrario a tutti gli sport, li considerava una perdita di tempo, tempo sottratto allo studio. Da piccolo dunque non aveva avuto l’opportunità di praticare sport fino a quando, diventato più grande, era riuscito a far valere il suo punto di vista e a iniziare qualche attività.
Essendo particolarmente portato, in pochi anni era riuscito a padroneggiare quasi tutte le attività intraprese. Il padre continuava a disapprovare questa sua scelta, gli diceva che era un buono a nulla, che nella vita sarebbe stato un incapace, che così non avrebbe ottenuto risultati, che “non avrebbe mai fatto strada se non a piedi” (Marco amava camminare in montagna e questo era un chiaro riferimento a questa sua passione).
Gli chiedo se lui pensa di se stesso quello che il padre (nel frattempo deceduto) gli diceva, lui mi risponde un po’ perplesso che crede di no ma che forse una vocina dentro di lui ancora gli ripete le stesse cose.

Controlliamo e risulta che le sue credenze sono:
• sono un buono a nulla
• sono un incapace
• sono incapace di ottenere risultati
• nella vita non farò mai strada
Lavoriamo sulla sostituzione di queste credenze fortemente depotenzianti e ci diamo appuntamento per la settimana successiva.
Nell’incontro seguente Marco mi dice di sentirsi più sicuro di sé ma che è come se ci fosse ancora qualcosa dentro di lui che lo frena.
Ne parliamo e a un certo punto viene fuori un punto che mi pare davvero importante.
E’ come se una parte di lui volesse compiacere il papà o, in altre parole, non contraddirlo. Come poteva ottenere risultati se il papà per anni gli aveva ripetuto che questo sarebbe stato impossibile per lui?
La cosa straordinaria per me è stata il poter constatare che tutte le credenze sulle quali avevamo lavorato nella sessione precedente erano rimaste stabili, quindi lui non pensava più a livello profondo tutte quelle cose di se stesso, eppure una parte di lui voleva comunque compiacere il padre, dargli ragione:
• Io voglio compiacere mio padre (SI)
• Io voglio dargli ragione (SI)
• Se lo compiaccio e gli do ragione mi sento amato da lui (SI)
• E’ vietato per me avere successo perché sarebbe come tradire mio padre (SI!)
E’ stato davvero interessante poter osservare questa credenza inconscia tanto profonda e depotenziante.

E’ vero che molti bambini si sforzano di compiacere i genitori per sentirsi amati da loro ma, fino a quel momento, avevo sempre pensato che questo avvenisse per le cose positive (ad esempio: “mio padre vuole che io vada bene a scuola quindi mi impegno per compiacerlo”) ma qui mi trovavo dinnanzi a una situazione totalmente diversa: il papà non gli aveva mai detto che cosa volesse da lui, gli diceva solo quello che non voleva (un figlio buono a nulla, incapace, ecc.).
Nell’esperienza di Marco non c’era mai stata una parola di incoraggiamento, di approvazione (nonostante il fatto che, ad esempio, andasse bene a scuola). Il compiacere il padre per Marco, dunque, equivaleva a dargli ragione e quindi vivere sempre un po’ sotto le righe per poter corrispondere alle dure parole con cui il padre lo descriveva quotidianamente.
La cosa più straordinaria di tutta questa vicenda è accaduta durante la formazione alla ristrutturazione delle credenze  Marco inizia a percepire un forte peso sulla testa (che mi descrive come una pressa) che man mano si allenta.
Quando questo peso scompare definitivamente Marco comincia a sentirsi crescere in altezza, si sente diventare altissimo, 
Alla fine della formazione Marco mi dice che si sente un altro, mi dice che per la prima volta in vita sua non si sente più ‘schiacciato’, si guarda allo specchio e si vede più alto

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