venerdì 28 giugno 2013

Emulazione del mito Genitoriale e problemi relazionali: come superarli e raggiungere il benessere


 L'Emulazione del mito Genitoriale venne  studiata inizialmente da Stefano Benemeglio che si rese conto conto che L’individuo è portato istintivamente ad aver paura che sono presenti in lui gli stessi difetti e vizi comportamentali riscontrati al genitore del medesimo sesso e al contempo ritiene che persone significative di sesso diverso possano avere gli stessi difetti o vizi comportamentali attribuiti al genitore di sesso opposto
L'infanzia è un momento di " seduzione emotiva"fondamentale per la salute fisica e mentale del futuro adulto ed è molto importante la formazione di un buon "legame di attaccamento" fra il bambino e chi si prende cura di lui. Con il procedere della costruzione del legame, il bambino s'identifica e cerca attivamente il contatto con i genitori o con chi ne fa le veci. La frantumazione o la mancata formazione del "legame di attaccamento", può produrre un bambino - ed un futuro adulto- incapace di provare empatia, .
Alla base del mancato processo di attaccamento, molte volte c'è un problema di abbandono genitoriale.
Il processo identificativo nei confronti del genitore assume così risvolti
determinanti per ciascuno di noi: rispetto a modelli comportamentali genitoriali
positivi si verifica una identificazione di tipo attrattivo che favorisce l’introiezione;
rispetto invece al genitore conflittuale, l’identificazione emulativa si presenta
prevalentemente come repulsiva (perché non si vogliono subire le medesime
sofferenze provate dal genitore e perciò si evitano i suoi vizi e difetti). Nel momento
in cui l’atto di ribellione, espresso contro il genitore conflittuale, fallisce, la persona
prende atto di essersi comportata proprio come lo stesso genitore che non voleva
emulare: l’aspetto comparativo comporta di conseguenza che l’individuo se, per
esempio, ha subito un blocco genitoriale si aggancerà sempre nei confronti di coloro
che lo faranno soffrire e pentirsi con sensi di colpa. 
C'era un tizio che aveva un giardino con dell'erba seminata. Ma vi cresceva sempre della gramigna: verde e robusta più che mai. Cresceva nonostante lui la levasse sempre, quasi per dispetto!
Poi un giorno, forse per disperazione, cambiò modo di fare: la tenne. Era bella, robusta, verdeggiante... cominciò ad innaffiarla e lei si estese. Il suo prato divenne tutto di una bellissima gramigna, che faceva un tappeto anche migliore del precedente. La amò. Di sera si sedeva fuori, e la contemplava. E la trovava bellissima.
Meditazione e Rilassamento per il benessere
Le parole concentrazione e rilassamento hanno numerose e importanti accezioni. Diciamo di essere concentrati quando siamo coscienti in modo focalizzato di 

qualcosa. Siamo rilassati quando proviamo benessere
a livello psicologico, emozionale e fisico. Siamo in uno 
stato alterato di coscienza quando entriamo in uno 
stato alfagenico o di trance. Siamo in uno stato mistico quando sperimentiamo realtà superiori e figure 
religiose. In tutti i casi chi si rilassa sta facendo qualcosa per uscire dal suo abituale stato inferiore di realtà che è mondano, non concentrato, non rilassato. 
Un altro livello di pratica della consapevolezza riguarda la capacità di divenire attenti, vivendo ciò che la 
mente fa nel suo svolgimento. Per questo occorre 
metodo e pratica quotidiana per apprendere buone 
abitudini. 
Per afferrare in che cosa consista rilassarsi, bisogna 
rendersi conto di quanto poco presenti siamo normalmente. Di solito, notiamo la tendenza della mente a
vagare solo quando cerchiamo di eseguire un compito
mentale e questo errare ci disturba. In realtà solo raramente il corpo e la mente sono strettamente coordinati. 
Abbiamo pertanto la necessità di calmare e controllare la mente e di sviluppare le facoltà di comprensione 
che permettono di intuirne la natura e il funzionamento. Lo scopo di calmare la mente non è solo quello di creare stati di beato assorbimento o di dominare 

atteggiamenti e comportamenti ma è quello di intuire 

Il benessere è qualcosa che è entrato sempre più nei 
nostri interessi quotidiani. Esso riguarda, depurato 
dalle ideologie consumistiche, la completa integrazione di corpo, mente e spirito di un individuo che si
prende cura di se e che è consapevole che ciò che fa, 
pensa, sente e crede ha un effetto sulle sue condizioni fisiche e psichiche. 
Il benessere è una scelta, è la decisione di cercare di 
raggiungere uno stato di salute ottimale e di vivere al 
meglio la propria vita. 
Il benessere è un processo, è una consapevolezza che 
non esiste un punto di arrivo, ma che la salute e la 
felicità sono sempre possibili nel momento presente, 
qui e adesso, qualsiasi siano le nostre condizioni.
Il benessere è un modo di vivere, è uno stile di vita 
sensibile e attento a ogni sfera della vita: la sfera fisica, quella emotiva, quella sociale, quella intellettuale, 
quella vocazionale e quella spirituale. 
Il benessere non è un approccio parziale, ma coinvolge il nostro essere totale. 
Il benessere richiede un continuo miglioramento e un 
rinnovamento in tutti i settori della vita. 

Il benessere poggia le sue basi sulla capacità del nostro organismo di mantenere un equilibrio, di autoripararsi e di crescere.

martedì 25 giugno 2013

Cougar : donne cacciatrici di giovani maschi



Alle spalle hanno un matrimonio, a volte anche due, molti uomini passati nel loro letto, qualche ritocco estetico e tanta, tanta esperienza. In inglese le definiscono cougar, letteralmente coguaro o puma , per sottolineare la loro attitudine a cacciare le prede più prelibate. iMa chi o cosa sono queste cougar di cui si parla? Il profilo tipo di una donna cougar prevede un'età non puù giovanissima (dai 50 in su), un aspetto curato e spesso sexy,  una personalità decisa e la voglia di farsi avanti per una nuova chance in campo sentimentale. La cougar sa il fatto suo e non vuole perdere tempo, cerca emozioni forti, ma anche tenerezza e coccole, ed è disposta a dare tutta se stessa per ottenerle!

La preda tipica della donna cougar è un giovanotto fresco e tonico, anche molto più giovane di lei, amante delle coccole ma anche deciso e virile quanto basta. La cougar ama avere l'iniziativa e il controllo della situazione. In cambio sa essere molto riconoscente con la sua preda, in un incontro sa essere dolce, sexy e graffiante allo stesso tempo, un cocktail che può diventare esplosivo! 

il terreno di caccia di queste pantere di mezza età, è molto spesso la Rete, chat e siti creati appositamente per tali incontri. Internet, infatti, gioca un ruolo molto importante nelle conquiste da parte di queste “pantere”: Molto spesso, in effetti, il Web è il mezzo più gettonato e facile dalle donne cougar in quanto, essendo di solito donne professionalmente molto impegnate e con poco tempo a disposizione, trovano nei social il modo più rapido per fare nuove conoscenze

Il bisogno si sentirsi ancora belle, desiderate, ed esorcizzare la paura dell'invecchiamento, dimostrare a se stesse di essere ancora capaci di piacere sono alcune delle ragioni che spingono le donne over  50 anni nelle braccia di uomini molto più giovani .
Il timore di invecchiare è di fatto  la molla che spinge queste donne ad accompagnarsi con giovani uomini
Gli uomini, sono attratti da donne molto più grandi per diverse ragioni:
 Sono più aperte e stimolanti,non hanno l'ansia di creare una famiglia, sono più rilassate e non sono assillanti, o almeno non dovrebbero esserlo .


Il fenomeno cougar è trasversale all’appartenenza di classe: ci sono casalinghe, manager, segretarie, parrucchiere: donne che hanno quindi uno status sociale differente, ma che sono unite dalla voglia di vivere e dal desiderio di incontrare uomini più giovani.

 Dal cinema arrivano le cacciatrici più celebri, quelle insomma che sono per le donne di Urban Cougar, dei miti da emulare. Tra tutte la più amata è Demi Moore, 47 anni e ben 16 di differenza con il marito Ashton Kutcher; ma anche Sharon Stone, Halle Berry, Cameron Diaz e Mariah Carey vantano un passato da estimatrici di uomini più giovani. 

venerdì 21 giugno 2013

L'anima quantistica



La Fisica dei Quanti o, più propriamente, Meccanica Quantistica, ha rivoluzionato la visione scientifica della realtà ed offre una solida base di conoscenza per ampliare i propri orizzonti mentali. Lo studioso americano Stuart Hameroff e il fisico inglese Roger Penrose hanno sviluppato una teoria quantistica della coscienza, affermando che le anime sono contenute all’interno di strutture chiamate microtubuli che vivono all’interno delle cellule cerebrali (neuroni).
L’anima sarebbe composta da prodotti chimici quantistici, che nel momento della morte fuggono dal sistema nervoso per entrare l’universo.
La loro idea nasce dal concetto del cervello visto come un computer biologico.
La coscienza sarebbe una sorta di programma per contenuti quantistici nel cervello, che persiste nel mondo dopo la morte di una persona.
Le anime degli esseri umani sarebbero perciò molto più che la semplice interazione dei neuroni nel cervello: sarebbero della stessa sostanza dell’universo ed esisterebbero sin dall’inizio dei tempi.Carl Gustav Joung (1875 - 1961), fondatore della psicologia analitica e autore molto fecondo. Alla trasformazione della libido e ai simboli che ne sono gli organi funzionali, Joung ipotizza che vi sia sottesa una pluralità indeterminata di "immagini primordiali" (simili ai "fantasmi priginali" di Freud) atemporali, collettive e immutabili, da lui chiamate archetipi.
le neuroscienze spiegano la mente come un fenomeno della struttura biologica e dell’organizzazione fisiologica del sistema nervoso centrale; i livelli biologici e fisiologici si spiegheranno,“molto presto” annunciano da cent’anni, con reazioni chimiche; e queste, si sa, si spiegano già in fisica con le interazioni delle cortecce elettroniche degli atomi.
La fisica però non si ferma agli atomi e ai quark, ma tira in ballo anche i campi quantistici e l’osservatore. Ogni sistema atomico, infatti, vi è descritto con una distribuzione (questo è un campo) di tutti i valori delle grandezze fisiche e solo l’esecuzione di una prova ne determina i valori attuali – l’autostato, che è relato alla coscienza (collettivamente elaborata) del team controllante l’apparato sperimentale –. Un evento fisico è inseparabile dal campo quantistico in cui è immerso e dall’interferenza dell’osservatore intelligente che, approntandone la preparazione ed osservandone l’evoluzione, lo fa iniziare in un autostato e precipitare infine in un altro. “Non è possibile una formulazione coerente della meccanica quantistica che non faccia riferimento alla coscienza” (E. Wigner, Nobel 1963 per la fisica). Così la mente, declassata dal semplicismo riduzionista a fenomeno secondario delle attività cerebrali, è promossa dalla scienza fondamentale a statuto primario di tutti i fenomeni.

Questa teoria scientifica si avvicina molto alla concezione religiosa orientale dell'anima. Secondo il credo buddista e induista, l'anima è parte integrante dell'Universo ed esiste al di fuori del tempo e dello spazio. L'esperienza corporea (o anche terrena, materiale), non sarebbe altro che una fase dell'evoluzione spirituale della coscienza umana.
E come non supporre che tutte le genesi del mondo riflettano la nascita, come viene registrata nell’inconscio collettivo?
Il simbolo è un’analogia. E’ più un’equiparazione che un’equazione. Ricco di significato, ma alquanto indeterminato.Quindi tutto – dall’atomo al singolo specifico fenomeno, fino all’intero Universo – ruota e converge attorno al concetto di una realtà fatta di elementi e di eventi che innanzitutto esistono in potenza, come possibilità, in una loro interiorità dinamica, che è anche una vibrazione di energia: l’onda di probabilità dell’atomo ondulatorio, l’Idea interiore al fenomeno, il punto infinitesimale ed infinito (“sintopico”) di energia che esplode (“collassa”) nel Big Bang.
Questi elementi interiori e in potenza poi per il loro dinamismo ed energia intrinseca si esteriorizzano (collassano all’esterno) come elementi ed eventi concreti, in atto: l’atomo corpuscolare, il fenomeno, l’Universo.
Chi prima delle equazioni di Maxwell (1861) e degli esperimenti di Hertz (1886) avrebbe immaginato la realtà dei campi, quando per i materialisti di allora tutto era solo atomi e moto? Chi prima della sintesi diEinstein (1915), quando spazio e tempo erano universalmente considerati contenitori inerti dei fenomeni (due “forme a priori” della mente, per gli idealisti di allora), avrebbe pensato lo spazio-tempo come una struttura dinamica reale, che ordina alla materia come muoversi ed è da essa ordinata come incurvarsi?

 Quando si prenderà atto che l’evidenza dell’esistenza di un oggetto non è data in fisica dalla sua osservabilità (qualcuno ha mai “visto” un quark top?), ma coincide con l’efficacia delle sue proprietà matematiche a predire regolarità di Natura altrimenti giudicate accidentali?
A sciogliere il problema del sinolo dell’Io, di questa unità tanto oggettivamente materiale se vista da fuori quanto soggettivamente mentale se vissuta da dentro, non saranno né la biologia molecolarené le neuroscienzee neanche la fisica ultima dell’altisonante “Teoria del Tutto”…, che poi è la geometria delle stringhe e del multiverso, ovvero una cinematica di cordicelle e tamburini vibranti in uno spazio (“bulk”) a 10-11 dimensioni: questo esercizio è condannato fin dall’inizio a fallire il bersaglio, perché carica la complessità dell’essere non sulla struttura matematica degli oggetti (ipoteticamente fondanti il “Tutto” comprensivo della mente), bensì sulla topologia super-dimensionale del bulk che ne ospita i giochi

giovedì 20 giugno 2013

Uomo Egomaschio Triangolo


UOMO EGOMASCHIO-TRIANGOLO (tipologia analogica bipolare)
Asta , triangolo, cerchio (egomaschio ed egofemmina) son simboli analogici fondamentali che a seconda di come si combinano tra loro determinano un imprinting.
Comunicazione non verbale:
Esibire il simbolo monovalente (corrispondente allo stimolatore penalizzante)
triangolo ed il simbolo bivalente (corrispondente a stimolatore penalizzante su
alimentatore) triangolo su cerchio (il triangolo accarezza il cechio), toccare la
persona in modo avvolgente, con tutto il palmo. Evitare di esibire simboli cerchio.
Emettere suoni dolci e melodici sia con la paralinguistica che con strumenti, per
stimolare analogicamente la distonia avere.Toccare la sua parte sinistra.
Comportamenti:
Essendo stimolata dal triangolo amplificare i problemi della persona ed offrirsi
per risolverglieli coinvolgendosi personalmente, essere materni, romantici, fare
regalini e non farsi desiderare ma dare più possesso di quello richiesto (per
stimolare la distonia avere).
Essendo alterata, richiede una relazione simmetrica per l’aggancio emotivo,
inizialmente per creare Pathos ed empatia la relazione deve essere
complementare, per cui inizialmente comportarsi con lei da essere, mettersi in
down, un po’ passivi, , successivamente acquisita Empatia la relazione deve
essere simmetrica cioè bisogna comportarsi con lei come avere, porsi in up, farla
aspettare, rendersi poco disponibili, sfuggenti, ma sempre protettivi per stimolare
il triangolo, contraddirla ( per essere simmetrici up).
A livello di triade la persona è un Adulto Significativo ,che si aggancia ad un
regista uomo che giudica la sua relazione con un elemento di verifica trasgressivo di sesso opposto (donna), in particolare visto che la struttura è
alterata il giudizio del regista deve essere negativo se la relazione con l’elemento
di verifica è complementare, positivo se è simmetrica.
Per quanto riguarda la comunicazione manipolativa compulsiva, utilizzare la sindrome persecutoria, l’utilizzo della sindrome deve essere fatto , dopo che è stata fatta una piccola induzione analogica, utilizzando un ricatto logico, ad
esempio: “ se non fai X mi farai stare molto male”.Essendo bipolare è sensibile
all’idea conclamata, che può essere usata per propinare generalizzazioni del tipo:
“certo che le donne tutte..(troie,stupide, ecc.)”
Stimolatore gratificante:
Lo stimolatore gratificante, che corrisponde al ruolo del Guardiano di porta, cioè
al ruolo istituzionale, (mentre lo stimolatore penalizzante corrisponde al ruolo
del Mastro di Chiavi, cioè al ruolo trasgressivo) è asta e viene usato per ridurre e
mediare gli eccessi di tensione e di pathos.
Mutazioni di struttura:
In caso di eccesso di Pathos o di tensione, (problema patologico) la persona
ricercherà il GdP e quindi lo stimolatore gratificante al posto di quello
penalizzante per cui il profilo diventerà: EGOMASCHIO-ESSERE-ASTA,
BASE, per cui bisognerà agire con lei secondo questo profilo.

In alcuni casi può riemergere la vecchia conflittualità TRIANGOLO–ESSERE -
CERCHIO, ALTERATO, per cui agire con lui secondo questo profilo

mercoledì 19 giugno 2013

Come sedurre una ragazza in discoteca



Come sedurre una ragazza in discoteca?
E’ molto importante conoscere l’arte della seduzione, ma è anche abbastanza difficile apprendere le tecniche giuste che permettano di conquistare una ragazza in qualsiasi situazione. Esistono differenti occasioni per conquistare una ragazza e, una delle occasioni che si presentano più frequentemente sono circoscritte alla discoteca; infatti molto spesso ci si ritrova in discoteca a doversi confrontare con una bella schiera di ragazze e non si riesce a fare il primo passo per conoscere la ragazza che si desidera.
1° punto – La scelta della discoteca
Bisogna optare per un locale dove ci sia un alto numero di prede ( in questo caso aumenteranno le tue possibilità 

Questo teorema non insegnerà ad abbordare le tipe, bensì vi aiuterà a scoprire le vostre potenzialità.
In una normale discoteca possiamo trovare un determinato numero di ragazze, noi per semplificare i calcoli penseremo a 1000 ragazze.
Queste 1000, dobbiamo suddividerle in categorie e numerarle:
· 300 hanno il ragazzo
· 300 sono degli sgorbi (per i tuoi gusti )
· 100 sono troppo fighe (non ti cagano, x i tuoi limiti estetici )
· 100 sono prese male per un ragazzo (tempo perso, non riuscirai a combinare niente, lei si confiderà con te e alla fine ti dira: “Scusa se mi sono sfogata con te, qual è il tuo nome?” ).
· 80 hanno già puntato un ragazzo che sicuramente non sarai tu
· 20 hanno malattie strane
· 20 sono lesbiche
· 50 vogliono prenderti per il sedere, farsi 2 ghignate, farsi offrire da bere e dopo ti dicono: “Devo andare a cercare le mie amiche, ci vediamo dopo!”, e per tutta la serata non le becchi più.
Rimangono la bellezza di 30 tipe

 E’ sbagliato applicare le tecniche basilari della seduzione nell’ambito della discoteca, perchè ci si ritrova in un ambiente totalmente diverso, con un’atmosfera quasi atemporale; pertanto bisogna fare esperienza sul campo, in quanto se una cosa funziona, vuol dire che va bene. Innanzitutto è necessario eliminare dalla mente l’idea che in discoteca si possano conquistare soltanto ragazze ubriache e che si concedono facilmente, perchè questo vuol dire porsi dei limiti che portano ad osservare soltanto ragazze che sembrano ubriache; spesso non è così, infatti in discoteca bisogna entrare con l’intenzione di divertirsi, vestendosi con stile. Infatti l’abbigliamento è una delle caratteristiche principali in base alle quali le ragazze vengono attratte, pertanto è importante vestirsi nel modo più vario possibile, mischiando stili differenti, per riuscere ad essere molto originali ed attirare l’attenzione di tutti. Un’altra cosa molto importante è pensare a divertirsi, senza prendersi troppo sul serio, specialmente per quanto riguarda il ballo; inoltre, se si scende in pista bisogna ballare, perchè le ragazze apprezzano gli uomini che ballano per divertirsi, senza aspettare passivamente che accada qualcosa.La comunicazione e la seduzione costituiscono due realtà indissolubili, vivono in simbiosi, l’una non può vivere senza l’altra, tanto più la comunicazione produce emozioni tanto più sarà forte il potenziale seduttivo.
Dobbiamo comprendere che in realtà il significato delle parole ha poco peso nella comunicazione, ormai diversi ricercatori delle scienze neurolinguistiche affermano che il contenuto di ciò che noi diciamo, delle parole, rappresentano solo il 7% della potenza di penetrazione dei nostri messaggi il restante 93% è attribuito a tutto ciò che riguarda la Comunicazione Con Verbale, (il linguaggio delle emozioni).
Infatti l’essere umano comunica attraverso due canali quello verbale, la parola che è il linguaggio della parte logica / razionale preposto per l’appagamento delle esigenze da noi riconosciute i bisogni, mentre il canale della Comunicazione Analogica Non Verbale il linguaggio della sfera emotiva che è preposto per l’appagamento emotivo delle esigenze inconsce, (quindi creare il bisogno) le quali da noi non vengono percepite, perché passano sotto la soglia subliminale, ma vissute come rigenerazione dei nostri turbamenti, i quali rigenerati, riattivati, producono il coinvolgimento, che è il riconoscimento dell’elemento che li ha alimentati, dunque questa dinamica inconscia crea il coinvolgimento, l’innamoramento, il bisogno: l’esigenza di possedere l’oggetto del desiderio.

Esempio di approccio
  • Ti avvicini alla ragazza in questione, più bella è meglio è 
  • Mantenendo un forte contatto oculare (è fondamentale, davvero), le dici: “Ciao!”
  • Subito dopo: “Volevo dirti una cosa… Sai che sei la ragazza più brutta del locale?
  • Assicurati di sorridere! Lei sarà perplessa. A questo punto potresti ironizzare sul fatto che ha molti uomini intorno oppure che per quanto tu possa essere gentile o confezionare eufemismi, non c’è niente da fare sulla sua bruttezza! Insomma, qualsiasi cosa assurda che ti venga in mente, va bene.
  • Non pensare a frasi elaborate che ti aiutano a fare colpo. Il tuo    scopo è quello di attirare la sua attenzione, non di lusingarla. Per quello ci sarà tempo successivamente, una volta che conosci qualcosa di lei.

  • Avvicinati quindi con un sorriso e dille la cosa più semplice e banale che ci sia. Se siete in pista e ballate chiedile se si sta divertendo, salutala con gentilezza. Attira la sua attenzione con qualche battuta spiritosa che però non ti faccia sembrare un pagliaccio.

    Non parlare troppo di te, e ascoltala quando parla senza distrarti. Non guardare altre ragazze quando sei con lei, e dalle attenzioni moderate ma veritiere. Se capisci che le piace ballare invitala in pista ma non avvicinarti troppo a lei con movimenti che potrebbero farle pensare male.





lunedì 17 giugno 2013

Manipolatori emotivi: come riconoscerli e come difendersi



Si cade nelle mani di queste persone senza accorgesene.

La manipolazione emotiva è una sorta di Tango, ballato da due persone con caratteristiche complementari: una delle due (tipicamente il manipolatore) ha bisogno di mantenere la percezione positiva di sé ed avere sempre ragione, mentre l’altra (la vittima manipolata) è caratterizzata da un bisogno fortissimo di fusione ed approvazione, che la porta a permettere al manipolatore di ri-definire la sua idea di realtà, idealizzandolo e cercando costantemente il suo consenso.

ESEMPI DI MANIPOLAZIONE EMOTIVA

1.Elsa Fornero, ministro del lavoro, scoppiando a piangere nel dicembre scorso mentre spiegava in conferenza stampa, come sarebbe intervenuta sulle pensioni. 
Evento straordinario a quei livelli tanto che Giancarlo Perna commentò: «Gli italiani hanno gradito essere compatiti da chi li bastonava. Un ritorno all’infanzia quando mamma ci metteva in punizione col ciglio umido mormorando “Lo fò pel tuo bene, piccino mio”». Da quale momento la diga delle lacrime si è rotta è sono arrivati i pianti, più o meno trattenuti o esibiti di un manager duro come Sergio Marchionne, e degli sportivi Claudio Ranieri ed Estaban. 
Tutti uomini ai quali non fa certo difetto l’esperienza e, si pensava, la resistenza a una manifestazione primaria delle emozioni come appunto sono le lacrime.



2.Uscite con il vostro ragazzo che frequentate da poco, e che vi sembra proprio la persona giusta per voi: è affettuoso, dolce, sincero e desideroso di iniziare una relazione seria. Mentre siete a cena al ristorante voi, che avete un temperamento socievole e giocoso, scherzate amichevolmente con il cameriere. A fine serata, del tutto inaspettatamente, lui mette il broncio e vi accusa di essere state irrispettose nei suoi confronti, e di aver civettato tutto il tempo con il cameriere. Voi sapete bene che NON E’VERO, e la sua affermazione vi lascia stupite! Tuttavia tenete a lui e vi invischiate in una lunga e spiacevole spiegazione finalizzata a fargli capire che non stavate civettando ma che avete un carattere aperto e amichevole con tutti. Lui ovviamente non ci crede e continua, più o meno a lungo, a farvi sentire colpevoli. Scatta la “trappola della spiegazione” e voi vi sentite a disagio, confuse ed infastidite.

 3. Marco ha sei anni. Gli piace molto disegnare e una volta completato un disegno lo mostra orgoglioso alla mamma. Lei lo ringrazia, gli fa i complimenti e lo abbraccia affettuosa, spronandolo a continuare così. Marco torna nella sua cameretta e inizia un nuovo disegno.
Questa sera la famiglia di Marco ha ospiti a cena, la mamma è impegnata e concentrata a cucinare. C’è molto da fare, è sola, le piace molto cucinare, ma inizia a sentire un po’ di stanchezza, dopo molte ore passate affaccendata sui fornelli.
Marco ha completato un altro disegno. Sorridente lo porta alla mamma, ma non riceve molta attenzione. La mamma è sbrigativa e lo invita a tornare a giocare. Marco insiste, la mamma si spazientisce: “Non mi seccare! Non vedi che ho da fare?”. Marco prova disagio e arrabbiato torna in camera sua; non è la prima volta che ciò succede, ricorda. Marco non comprende, è agitato: a volte è premiato quando fa dei disegni, la mamma ha piacere quando glieli mostra, altre volte invece è punito, la mamma si arrabbia e lo respinge. All’idea di portare alla mamma un nuovo disegno, Marco entra in ansia, ha difficoltà a capire se la mamma è di buono o cattivo umore, non sa cosa aspettarsi.
Quando si viene premiati e puniti per uno stesso comportamento proviamo disagio e frustrazione e iniziamo ad essere insicuri delle nostre decisioni.

Ogni forma comunicativa porta con se delle forti implicazioni per la sua stessa natura:

  • Apparentemente é denotativa (descrittiva) in realtà é connotativa (costruttiva)
  • Apparentemente é monologa in realtà é solo dialogica
  • Apparentemente si riferisce alle cose in realtà si riferisce solo alle nozioni che ciascuno ha delle cose
  • Per il giornalismo:
    • Un fatto é come é
    • In verità un fatto é come lo dici
 Nella comunicazione, al suo livello più semplice, abbiamo un punto trasmittente,
un punto ricevente e un messaggio. Il messaggio a sua volta si suddivide in
contenuto (digitale) e relazione (CNV).Il punto ricevente, in una conversazione
normale, diventerà a sua volta punto trasmittente e il vecchio punto
trasmittente deve essere disposto ad essere punto ricevente. Questo è un ciclo
comunicazionale completo detto anche comunicazione a due sensi.
In un ciclo di comunicazione, secondo Hubbard, è d'estrema importanza il ruolo
della duplicazione. Un punto ricevente deve essere disposto a duplicare in parte
il punto trasmittente per istaurare affinità e comprensione. Così anche un punto
trasmittente deve essere disposto ad essere duplicabile se vuole entrare in
affinità, comunicazione e realtà col suo interlocutore.I tre passi nella comunicazione "manipolativa", in cui é implicata ogni forma comunicativa:

Convinzione
Persuasione
Suggestione


COME RICONOSCE I MANIPOLATORI AFFETTIVI



1. Colpevolizza gli altri, nel nome del legame familiare, dell’amicizia, dell’amore, della coscienza professionale ecc.

2.
Sa atteggiarsi da vittima affinché venga compiatito (malattie esagerate, persone che gli stanno intorno »difficili », sovrappiù di lavoro ecc)

3.
Può essere invidioso pur essendo un parente o un coniuge

4.
Scarica la sua responsabilità sugli altri o si dimette dalle proprie responsabilità

5.
Ignora le richieste (anche se dice di occuparsene)

6.
Non sopporta le critiche e nega l’evidenza

7.
Non comunica chiaramente le sue richieste, i suoi bisogni, i suoi sentimenti e le sue opinioni

8.
Utilizza i principi morali degli altri per asservire ai suoi bisogni (nozione d’umanità, di carità, razzismo, « buona » o « cattiva » madre ecc)


Caratteristiche dei Manipolatori Emotivi
  1. Vogliono far credere di essere dei volenterosi aiutanti. Se tu chiedi a loro di fare qualcosa, la maggior parte delle volte sono d’accordo. Ma appena dici “grazie“, iniziano a sospirare o a dimostrare senza usare parole che non hanno proprio piacere nel fare quella cosa. Se provi a farglielo notare, ti diranno in tutti modi che ti sbagli e che loro vogliono aiutarti. Questo fa impazzire le persone ed è la loro specialità. Regola numero due: se un manipolatore emotivo ti dice di sì, tieni conto solo della sua risposta verbale. Non fare caso alle altre espressioni. Fa’ in modo che ti dicano in faccia che a loro non fa piacere aiutarti, oppure indossa un paio di cuffie, vatti a fare un bagno rilassante e lasciali recitare il loro teatrino.
  2. Sono specialisti nel far sentire in colpa. Ti possono far sentire in colpa se parli o se non parli, se sei sensibile o se non lo sei, se ti preoccupi o se non ti preoccupi abbastanza. Possono far leva su qualunque cosa per acuire il tuo senso di colpa. I manipolatori emotivi raramente manifestano i loro desideri o bisogni apertamente, riescono ad ottenere ciò che vogliono in altri modi. La colpa è uno di questi, ma ce ne sono pure altri, magari meno potenti, perché le persone in genere sono disposte a tutto pur di ridurre il proprio senso di colpa. Un’altra potente emozione che viene usata è la compassione. Un manipolatore emotivo fa la vittima. Manifestano un bisogno di aiuto, cure e attenzioni. Raramente combattono le proprie lotte o fanno da soli il lavoro sporco. La cosa buffa è che quando tu fai qualcosa per loro (una cosa che loro non ti avevano espressamente chiesto), cambiano d’espressione e dicono che sicuramente non volevano e non si aspettavano che tu facessi qualcosa! Impegnati a non combattere le lotte di altre persone e a non fare il loro gioco. Una buona risposta è “Ho piena fiducia nella tua capacità di far riuscire questa cosa”; controlla la risposta e il tuo rivelatore di baggianate.
  3. Se hai il mal di testa, loro hanno un tumore al cervello! Non importa quale sia la tua situazione, il manipolatore l’ha già passata o la sta vivendo, e pure 10 volte peggio. E’ difficile avere un rapporto alla pari con loro perché dirottano la conversazione e spostano l’attenzione su loro stessi. Se glielo fai notare, si offendono o si lamentano, e ti chiamano “egoista”, o affermano che sei tu quello che vuole sempre essere al centro dell’attenzione. Magari sai che non è così, ma ti trovi nell’impossibilità di dimostrarlo. Non perderci tempo, non è detto che stiano peggio di te.
  4. Riescono in un modo o in altro ad influenzare le emozioni di chi gli sta intorno. Quando un manipolatore è triste o arrabbiato, tutte le persone intorno a lui lo sono. Istintivamente gli altri cercano di riportare un po’ di serenità, e la via più breve è cercare di far sentire meglio il manipolatore, cercando di porre rimedio a ciò che per lui è sbagliato. A furia di stare con una persona del genere, sarai così coinvolto e invischiato che ti dimenticherai che anche tu hai dei bisogni: abbandona il manipolatore, tu hai i tuoi problemi e i suoi stessi diritti.
  5. Non si riesce a metterli davanti alle conseguenze delle loro azioni. Non si ritengono responsabili di sè stessi o del proprio comportamento, sono sempre gli altri che fanno del male a loro. E’ facile riconoscere un manipolatore emotivo, se rivela prematuramente dettagli molto personali e tu provi pena per lui. All’inizio del rapporto ti sembrerà di trovarti di fronte ad una persona sensibile, emotiva e magari vulnerabile. Credimi, un manipolatore emotivo è vulnerabile quanto un cane rabbioso, e con lui ci saranno sempre problemi e crisi da superare.

Che fare?

Esprimere le nostre idee in modo chiaro e semplice. È imprescindibile che l’altra persona si dia conto che non potrà influenzare il nostro giudizio o la capacità riflessiva partendo dalla manipolazione della nostra autostima o delle nostre emozioni. Controbattere aggressivamente gli argomenti dell’altro, che molte volte non hanno un fondamento solido, porterebbe solo ad una discussione inutile ed all’impossibilità di intendersi.

Dovremo sempre tenere presente che il nostro obiettivo non è semplicemente “non lasciarci manipolare per nessuna ragione al mono” ma quello di modificare la situazione. Perchè questo obiettivo? Perchè sicuramente la persona che tenterà di manipolarci è una persona importante per noi e noi saremo quindi interessati a giungere ad un accordo vantaggioso, sia per mantenere una buona relazione personale o per sviluppare un’attività insieme. Così, è essenziale che il nostro messaggio non solo sia comprensibile ma che inoltre sia ricevuto dal nostro interlocutore con la minore resistenza possibile.

Ricordiamoci inoltre che esprimere come ci sentiamo in merito a qualcosa o a qualcuno è una tecnica altamente efficace, sempre che sia messa in atto in modo corretto e nel rispetto dell’altro. Quando il nostro interlocutore ci ascolta parlare dei nostri stati d’animo avrà la percezione che la comunicazione fluisce, è aperta e sincera. Inoltre, lo “obbligheremo” a mettersi nei nostri panni, ad essere empatico con ciò che proviamo così probabilmente rifletterà sugli effetti del suo comportamento da manipolatore.


domenica 16 giugno 2013

Relazione e coinvolgimento


Relazione e coinvolgimento si verificano ogni 
comunicazione efficace.
In un rapporto di interrelazione, esistono sempre tra i due interlocutori una naturale posizione di supremazia e una di sottomissione.
I comunicanti le assumono sia in un modo alternato che in modo statico. Chi ricopre un ruolo di supremazia viene definito essere in posizione "UP" (sopra), mentre chi rimane "sottomesso" va a ricoprire la posizione "DOWN" (sotto). Quando si realizza la combinazione "up - down" o viceversa, si ha una situazione di complementarietà, che è essenziale alla prosecuzione ottimale dell'interazione.
Naturalmente sarà l'operatore che, con la conoscenza e l'abile applicazione del metodo, dovrà prima o poi risultare
in posizione "up". Il più delle volte il rapporto che viene a evidenziarsi è del tipo "up - up", raramente "down - down";
questo rapporto di SIMMETRIA inevitabilmente porterà alla conflittualità e, di conseguenza, al cortocircuito da parte di uno dei due comunicanti.
L'operatore sin dall'inizio dovrà valutare la natura della relazione instaurata attraverso la PUNTEGGIATURA delle sequenze di comunicazione; in tal modo saprà se sia il caso di variare il rapporto o meno, secondo il fine preposto.
Quando si parla di relazione interpersonale, si deve anche definire la natura di questa relazione poiché vi possono essere diversi tipi di rapporto. L'analisi di una relazione già in atto può essere effettuata osservando la punteggiatura
del le sequenze di comunicazione; sequenze costituite dal trinomio RICHIESTA/INVITO, ELABORAZIONE, RISPOSTA.
PUNTEGGIATURA DELLE SEQUENZE DI COMUNICAZIONE
Tutti gli scambi comunicativi sono per loro natura simmetrici o complementari, a seconda che siano basati sull'uguaglianza o sulla differenza.
Per esempio dire: "Tu sei un ragazzo simpatico" e sentirsi rispondere: "È vero, sono simpatico" essenzializza una sequenza complementare che, se reiterata, determina una natura di rapporto COMPLEMENTARE.
Ogni accettazione di un'asserzione denuncia il ruolo "DOWN", mentre l'enunciare, l'asserire, denuncia il ruolo "UP".
Il dire invece: "Tu hai dei difetti" e sentirsi rispondere: "Non è vero, sei tu che non hai capito nulla di me" oppure.
"Bada ai tuoi che sono più gravi dei miei", significa che asserzione (ruolo UP) non è stata accettata; il ruolo dell'interlocutore, anch'esso UP, determina il fatto che la sequenza di comunicazione sia simmetrica.
La risposta simmetrica indica che l'operatore non aveva acquisito il potenziale ipnotico sufficiente per esprimersi in tal senso, o quantomeno questo potenziale non gli viene riconosciuto.
La punteggiatura complementare consente di evidenziare il flash complementare (completa accettazione da parte dell'altro del tipo di ruolo impostato dall'operatore); quando ciò non avviene, la punteggiatura è definita simmetrica.
Naturalmente, la punteggiatura delle sequenze di comunicazione determina sempre la natura della relazione.

SIMMETRICA L'interlocutore non accetta ciò che l'operatore esprime.
COMPLEMENTARE L'interlocutore accetta ciò che l'operatore esprime, oppure l'operatore accetta in prima istanza ciò che il soggetto esprime onde poter valutare il ruolo che spontaneamente il soggetto tende a proporre.
In ogni caso il tipo di rapporto che ne scaturisce è bene che  sia sempre basato su una relazione di natura complementare, altrimenti inevitabilmente scatteranno quei particolari meccanismi di autoalimentazione energetica,
che lo porteranno al fallimento completo.
Per analizzare la natura della relazione attraverso la punteggiatura, non si può prendere in esame soltanto la richiesta o una serie di richieste o affermazioni effettuate dall'interlocutore, ma è necessario analizzare l'assemblato
di domande/affermazioni con le risposte relative. Si rammenti che ogni affermazione è implicitamente un invito alla complementarietà.
Solo a questo punto si ha una punteggiatura che permette di definire la natura della relazione (complementare o simmetrica).
SCHEMA DEL RAPPORTO TIPICO TRA
OPERATORE E SOGGETTO
L'operatore, prendendo atto ad esempio che in prima istanza il soggetto cerca di ricoprire un ruolo UP sul piano logico (come nella maggior parte dei casi si verifica), utilizzerà consapevolmente il ruolo DOWN. Il soggetto che ha esigenze di porsi in UP logicamente, vive una situazione psicologica di insicurezza (è in DOWN analogicamente);
pertanto si presenterà come persona che ostenta una sicurezza di base, quasi fosse una sovrastruttura tendente
a nascondere una fragilità interna di cui egli stesso spesso non ne è razionalmente consapevole. L'operatore, dopo avere valutato tecnicamente la situazione, che scaturisce in modo del tutto spontaneo (il soggetto in questo caso
esprime aggressività o manifesta l'esigenza che gli venga data importanza, vive stati ansiosi scaricando tensione continuamente con micromovimenti..), imposterà il proprio ruolo. Egli, metacomunicando, si porrà volutamente in posizione DOWN sul piano logico.
Il ricoprire un ruolo DOWN consapevolmente significa possedere una sicurezza analogica che permette di gestire il proprio comportamento. Questo ruolo dell'operatore consente al soggetto di scaricare quella tensione che si esprimeva come esigenza di un ruolo UP.
Automaticamente, dopo qualche scambio comunicativo, questi si troverà a ricoprire per esigenza naturale inconscia, un ruolo DOWN sul piano logico; questa sarà la chiave che permetterà all'operatore di variare il suo ruolo in UP.
In un rapporto interpersonale assumere il ruolo UP analogico implica assorbimento di energia alimentatrice, mentre il ruolo DOWN analogico comporta la produzione di stimoli energetici a favore dell'altro.

venerdì 14 giugno 2013

Verso ed Inverso



Il sistema mentale è un sistema duale. Esiste sempre un verso e un inverso che si confrontano e lottano per l'egemonia del sistema.
Questo concetto, per noi occidentali innovativo, è  parte integrale delle filosofia
orientali e viene trattato nella pratica del DO-IN.
Il concetto di verso e inverso  trae origine dal concetto di Yin e Yang.


Lo yin e lo yang sono due famosi princìpi complementari della filosofia cinese che secondo la tradizione dirigono i diversi aspetti della vita.I due lati del simbolo rappresentano il giorno e la notte, la luce e il buoio, i due lati di una collina colpiti dal sole, che ne lascia quindi uno in ombra. 
Il concetto dello Yin e dello Yang è la generalizzazione simbolica di come esistano due aspetti opposti e introduce il concetto di verso e inverso.

Lo yin (nero) e lo yang (bianco) sono anche detti "i due pesci Yin e Yang" (陰陽魚), perché sono due metà uguali con la maggior concentrazione al centro e sul rispettivo lato, quando lo yang raggiunge il suo massimo apice comincia inevitabilmente lo yin. Un chiaro esempio è il giorno e la notte: quando il buio più totale è arrivato comincia la sua discesa e lo yang comincia la sua ascesa.
Come nel detto: "Hai toccato il fondo... adesso non puoi far altro che risalire", oppure "Più in basso di così non puoi andare", per "fondo" si intende che si è proprio nella peggiore delle situazioni (completo yin); la seconda parte, "adesso non puoi far altro che risalire" significa che adesso inevitabilmente comincia lo yang, ovvero si può solo migliorare.
Una scalata in montagna è un altro esempio calzante; si sale finché non si arriva alla vetta (completo yang) e di qui non si può far altro che scendere, ovvero comincia lo yin. Il concetto di yin - yang esprime l'ambiguità umana, la sempre crescente ricerca della perfezione, ma, nel contempo, il bisogno di una vita imprecisa, non impeccabile, sempre legata alla voglia di imperfezione interiore da cui l'umanità stessa è segnata sin dall'inizio dei tempi.


 Ogni definizione è precisa quando c’è
un termine di paragone: non potremmo aver chiaro cos’è la luce senza l’idea del buio o cos’è l’autostima senza il concetto di disistima.
I due opposti sono interdipendenti, se viene cambiata la definizione
del verso, automaticamente anche l'inverso cambia.
Yin, Yang si regolano a vicenda perché alla crescita dell'uno, automaticamente diminuisce l'altro e nel sistema abbiamo sempre un
elemento maggioritario che ne detiene l’egemonia.
Queste due forze sono opposte e il sistema è regolato da questa semplice regola:
Se la forza Yin detiene l'egemonia sul sistema vuol dire che è maggioritario rispetto a Yang
Se la forza Yang detiene l'egemonia sul sistema vuol dire che è maggioritario rispetto a Yin
L'elemento maggioritario detiene il potere del sistema e regola ilsistema con le proprie leggi.
Nello stesso modo possiamo definire l’Autostima e Disistima due forse opposte.
In un sistema mentale l'elemento egemone che detiene il sistema regola il sistema con le sue leggi.
Quindi se è Egemone l’ autostima l'individuo sarà proiettato nel ciclo del successo, mentre se è egemone la Disistima l'individuo sarà proiettato nel ciclo dell'insuccesso .

lunedì 3 giugno 2013

Sedurre con il desiderio e con il possesso


Sedurre con il desiderio e con il possesso è possibile conoscendo la tipologia distonica della persona che ci interessa.
La TIPOLOGIA DISTONICA IN ESSERE O AVERE, è importante perché ci permette di dosare in modo appropriato quanto dobbiamo dire o dare.
L’essere è un distonico che tende a desiderare le cose in quanto ha un vincolo al possesso che gli impedisce di possedere le cose che vuole e lo costringe a vivere un continuo stato di desiderio.
Si riconosce dal fatto che usa molto il verbo essere, mira più alla qualità che alla
quantità e impiega diverso tempo per decidere cosa vuole o per ottenerlo. Nella relazione risulta assumere un comportamento passivo e usa l’affetto per poter avere sesso, ultima ma non meno importante in questa distonia le inefficienze sono auto attributive.
Il distonico dell’avere al, contrario, vuole possedere le cose in quanto ha un vincolo
al desiderio che gli impedisce di desiderare le cose.
Questo crea la ricerca della quantità a scapito della qualità e crea uno stato di
continuo arraffare, si riconosce dal fatto che usa soprattutto il verbo avere, nelle
relazioni assume un comportamento attivo , è quello che vuole tutto subito e anche di
più , dà sesso per avere affetto mentre le inefficienze in questo caso sono etero attributive.
Un soggetto non avrà mai un aspetto assoluto di una di queste distonie ma ne avrà
una che risulterà essere maggioritaria sull’altra.
La formazione della distonia , come per la tipologia , ha origine nella fase infantile
dove l’individuo viene costretto a vivere situazioni di tipo iper o ipo appaganti(rigeneranti)
In questa fase dove il bambino subisce gli appagamenti dall’ ambiente esterno, che
non è in grado di controllare, si forma il turbamento base che sarà in essere se l’ambiente risulta ipo appagante, al contrario se l’ambiente risulta iper appagante il turbamento sarà in avere.
Il turbamento relativo è l’opposto di quello base in quanto trasforma il precedente
turbamento in vincolo.
Esempio: se il nostro interlocutore è di DISTONIA ESSERE amerà desiderare
quindi, troppe informazioni nello stesso momento non saranno gradite, anzi creeranno insofferenza ed eccessiva tensione. Al contrario, una persona con
DISTONIA AVERE, desidererà moltissime informazioni e la scarsa quantità di
nozioni creerà forte disinteresse.L’ESSERE parte dall’AMORE (o affetto) per arrivare al SESSO – l’AVERE parte dal SESSO per arrivare all’AMORE (o affetto), in sostanza, il primo dà AFFETTO in
cambio di SESSO, l’altro dà SESSO in cambio d’AFFETTO, partendo dal presupposto che ogni individuo dà ciò che può dare (o che sa dare) e ricerca ciò di cui ha bisogno (che non ha avuto, o pensa di non aver ricevuto, da bambino).
IN SENSO PRATICO: possiamo ridurre il riconoscimento di tali soggetti durante
una azione: se nell’incontrare una persona la abbracciate ed essa tende ad avvicinare
a voi la zona del petto a discapito di quella pubica, avrete di fronte un soggetto dell’AVERE. Al contrario se l’abbraccio risulterà avvenire con il massimo del
contatto, petto e zona pubica, avrete di fronte un soggetto dell’ESSERE. Tengo a precisare che naturalmente voi dovrete tendere, a prescindere se siate dell’ESSERE o dell’AVERE, ad avvicinare al soggetto la vostra zona pubica.