lunedì 17 giugno 2013

Manipolatori emotivi: come riconoscerli e come difendersi



Si cade nelle mani di queste persone senza accorgesene.

La manipolazione emotiva è una sorta di Tango, ballato da due persone con caratteristiche complementari: una delle due (tipicamente il manipolatore) ha bisogno di mantenere la percezione positiva di sé ed avere sempre ragione, mentre l’altra (la vittima manipolata) è caratterizzata da un bisogno fortissimo di fusione ed approvazione, che la porta a permettere al manipolatore di ri-definire la sua idea di realtà, idealizzandolo e cercando costantemente il suo consenso.

ESEMPI DI MANIPOLAZIONE EMOTIVA

1.Elsa Fornero, ministro del lavoro, scoppiando a piangere nel dicembre scorso mentre spiegava in conferenza stampa, come sarebbe intervenuta sulle pensioni. 
Evento straordinario a quei livelli tanto che Giancarlo Perna commentò: «Gli italiani hanno gradito essere compatiti da chi li bastonava. Un ritorno all’infanzia quando mamma ci metteva in punizione col ciglio umido mormorando “Lo fò pel tuo bene, piccino mio”». Da quale momento la diga delle lacrime si è rotta è sono arrivati i pianti, più o meno trattenuti o esibiti di un manager duro come Sergio Marchionne, e degli sportivi Claudio Ranieri ed Estaban. 
Tutti uomini ai quali non fa certo difetto l’esperienza e, si pensava, la resistenza a una manifestazione primaria delle emozioni come appunto sono le lacrime.



2.Uscite con il vostro ragazzo che frequentate da poco, e che vi sembra proprio la persona giusta per voi: è affettuoso, dolce, sincero e desideroso di iniziare una relazione seria. Mentre siete a cena al ristorante voi, che avete un temperamento socievole e giocoso, scherzate amichevolmente con il cameriere. A fine serata, del tutto inaspettatamente, lui mette il broncio e vi accusa di essere state irrispettose nei suoi confronti, e di aver civettato tutto il tempo con il cameriere. Voi sapete bene che NON E’VERO, e la sua affermazione vi lascia stupite! Tuttavia tenete a lui e vi invischiate in una lunga e spiacevole spiegazione finalizzata a fargli capire che non stavate civettando ma che avete un carattere aperto e amichevole con tutti. Lui ovviamente non ci crede e continua, più o meno a lungo, a farvi sentire colpevoli. Scatta la “trappola della spiegazione” e voi vi sentite a disagio, confuse ed infastidite.

 3. Marco ha sei anni. Gli piace molto disegnare e una volta completato un disegno lo mostra orgoglioso alla mamma. Lei lo ringrazia, gli fa i complimenti e lo abbraccia affettuosa, spronandolo a continuare così. Marco torna nella sua cameretta e inizia un nuovo disegno.
Questa sera la famiglia di Marco ha ospiti a cena, la mamma è impegnata e concentrata a cucinare. C’è molto da fare, è sola, le piace molto cucinare, ma inizia a sentire un po’ di stanchezza, dopo molte ore passate affaccendata sui fornelli.
Marco ha completato un altro disegno. Sorridente lo porta alla mamma, ma non riceve molta attenzione. La mamma è sbrigativa e lo invita a tornare a giocare. Marco insiste, la mamma si spazientisce: “Non mi seccare! Non vedi che ho da fare?”. Marco prova disagio e arrabbiato torna in camera sua; non è la prima volta che ciò succede, ricorda. Marco non comprende, è agitato: a volte è premiato quando fa dei disegni, la mamma ha piacere quando glieli mostra, altre volte invece è punito, la mamma si arrabbia e lo respinge. All’idea di portare alla mamma un nuovo disegno, Marco entra in ansia, ha difficoltà a capire se la mamma è di buono o cattivo umore, non sa cosa aspettarsi.
Quando si viene premiati e puniti per uno stesso comportamento proviamo disagio e frustrazione e iniziamo ad essere insicuri delle nostre decisioni.

Ogni forma comunicativa porta con se delle forti implicazioni per la sua stessa natura:

  • Apparentemente é denotativa (descrittiva) in realtà é connotativa (costruttiva)
  • Apparentemente é monologa in realtà é solo dialogica
  • Apparentemente si riferisce alle cose in realtà si riferisce solo alle nozioni che ciascuno ha delle cose
  • Per il giornalismo:
    • Un fatto é come é
    • In verità un fatto é come lo dici
 Nella comunicazione, al suo livello più semplice, abbiamo un punto trasmittente,
un punto ricevente e un messaggio. Il messaggio a sua volta si suddivide in
contenuto (digitale) e relazione (CNV).Il punto ricevente, in una conversazione
normale, diventerà a sua volta punto trasmittente e il vecchio punto
trasmittente deve essere disposto ad essere punto ricevente. Questo è un ciclo
comunicazionale completo detto anche comunicazione a due sensi.
In un ciclo di comunicazione, secondo Hubbard, è d'estrema importanza il ruolo
della duplicazione. Un punto ricevente deve essere disposto a duplicare in parte
il punto trasmittente per istaurare affinità e comprensione. Così anche un punto
trasmittente deve essere disposto ad essere duplicabile se vuole entrare in
affinità, comunicazione e realtà col suo interlocutore.I tre passi nella comunicazione "manipolativa", in cui é implicata ogni forma comunicativa:

Convinzione
Persuasione
Suggestione


COME RICONOSCE I MANIPOLATORI AFFETTIVI



1. Colpevolizza gli altri, nel nome del legame familiare, dell’amicizia, dell’amore, della coscienza professionale ecc.

2.
Sa atteggiarsi da vittima affinché venga compiatito (malattie esagerate, persone che gli stanno intorno »difficili », sovrappiù di lavoro ecc)

3.
Può essere invidioso pur essendo un parente o un coniuge

4.
Scarica la sua responsabilità sugli altri o si dimette dalle proprie responsabilità

5.
Ignora le richieste (anche se dice di occuparsene)

6.
Non sopporta le critiche e nega l’evidenza

7.
Non comunica chiaramente le sue richieste, i suoi bisogni, i suoi sentimenti e le sue opinioni

8.
Utilizza i principi morali degli altri per asservire ai suoi bisogni (nozione d’umanità, di carità, razzismo, « buona » o « cattiva » madre ecc)


Caratteristiche dei Manipolatori Emotivi
  1. Vogliono far credere di essere dei volenterosi aiutanti. Se tu chiedi a loro di fare qualcosa, la maggior parte delle volte sono d’accordo. Ma appena dici “grazie“, iniziano a sospirare o a dimostrare senza usare parole che non hanno proprio piacere nel fare quella cosa. Se provi a farglielo notare, ti diranno in tutti modi che ti sbagli e che loro vogliono aiutarti. Questo fa impazzire le persone ed è la loro specialità. Regola numero due: se un manipolatore emotivo ti dice di sì, tieni conto solo della sua risposta verbale. Non fare caso alle altre espressioni. Fa’ in modo che ti dicano in faccia che a loro non fa piacere aiutarti, oppure indossa un paio di cuffie, vatti a fare un bagno rilassante e lasciali recitare il loro teatrino.
  2. Sono specialisti nel far sentire in colpa. Ti possono far sentire in colpa se parli o se non parli, se sei sensibile o se non lo sei, se ti preoccupi o se non ti preoccupi abbastanza. Possono far leva su qualunque cosa per acuire il tuo senso di colpa. I manipolatori emotivi raramente manifestano i loro desideri o bisogni apertamente, riescono ad ottenere ciò che vogliono in altri modi. La colpa è uno di questi, ma ce ne sono pure altri, magari meno potenti, perché le persone in genere sono disposte a tutto pur di ridurre il proprio senso di colpa. Un’altra potente emozione che viene usata è la compassione. Un manipolatore emotivo fa la vittima. Manifestano un bisogno di aiuto, cure e attenzioni. Raramente combattono le proprie lotte o fanno da soli il lavoro sporco. La cosa buffa è che quando tu fai qualcosa per loro (una cosa che loro non ti avevano espressamente chiesto), cambiano d’espressione e dicono che sicuramente non volevano e non si aspettavano che tu facessi qualcosa! Impegnati a non combattere le lotte di altre persone e a non fare il loro gioco. Una buona risposta è “Ho piena fiducia nella tua capacità di far riuscire questa cosa”; controlla la risposta e il tuo rivelatore di baggianate.
  3. Se hai il mal di testa, loro hanno un tumore al cervello! Non importa quale sia la tua situazione, il manipolatore l’ha già passata o la sta vivendo, e pure 10 volte peggio. E’ difficile avere un rapporto alla pari con loro perché dirottano la conversazione e spostano l’attenzione su loro stessi. Se glielo fai notare, si offendono o si lamentano, e ti chiamano “egoista”, o affermano che sei tu quello che vuole sempre essere al centro dell’attenzione. Magari sai che non è così, ma ti trovi nell’impossibilità di dimostrarlo. Non perderci tempo, non è detto che stiano peggio di te.
  4. Riescono in un modo o in altro ad influenzare le emozioni di chi gli sta intorno. Quando un manipolatore è triste o arrabbiato, tutte le persone intorno a lui lo sono. Istintivamente gli altri cercano di riportare un po’ di serenità, e la via più breve è cercare di far sentire meglio il manipolatore, cercando di porre rimedio a ciò che per lui è sbagliato. A furia di stare con una persona del genere, sarai così coinvolto e invischiato che ti dimenticherai che anche tu hai dei bisogni: abbandona il manipolatore, tu hai i tuoi problemi e i suoi stessi diritti.
  5. Non si riesce a metterli davanti alle conseguenze delle loro azioni. Non si ritengono responsabili di sè stessi o del proprio comportamento, sono sempre gli altri che fanno del male a loro. E’ facile riconoscere un manipolatore emotivo, se rivela prematuramente dettagli molto personali e tu provi pena per lui. All’inizio del rapporto ti sembrerà di trovarti di fronte ad una persona sensibile, emotiva e magari vulnerabile. Credimi, un manipolatore emotivo è vulnerabile quanto un cane rabbioso, e con lui ci saranno sempre problemi e crisi da superare.

Che fare?

Esprimere le nostre idee in modo chiaro e semplice. È imprescindibile che l’altra persona si dia conto che non potrà influenzare il nostro giudizio o la capacità riflessiva partendo dalla manipolazione della nostra autostima o delle nostre emozioni. Controbattere aggressivamente gli argomenti dell’altro, che molte volte non hanno un fondamento solido, porterebbe solo ad una discussione inutile ed all’impossibilità di intendersi.

Dovremo sempre tenere presente che il nostro obiettivo non è semplicemente “non lasciarci manipolare per nessuna ragione al mono” ma quello di modificare la situazione. Perchè questo obiettivo? Perchè sicuramente la persona che tenterà di manipolarci è una persona importante per noi e noi saremo quindi interessati a giungere ad un accordo vantaggioso, sia per mantenere una buona relazione personale o per sviluppare un’attività insieme. Così, è essenziale che il nostro messaggio non solo sia comprensibile ma che inoltre sia ricevuto dal nostro interlocutore con la minore resistenza possibile.

Ricordiamoci inoltre che esprimere come ci sentiamo in merito a qualcosa o a qualcuno è una tecnica altamente efficace, sempre che sia messa in atto in modo corretto e nel rispetto dell’altro. Quando il nostro interlocutore ci ascolta parlare dei nostri stati d’animo avrà la percezione che la comunicazione fluisce, è aperta e sincera. Inoltre, lo “obbligheremo” a mettersi nei nostri panni, ad essere empatico con ciò che proviamo così probabilmente rifletterà sugli effetti del suo comportamento da manipolatore.


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