mercoledì 10 luglio 2013

Distorsioni cognitive e percettive



Il nostro modo di pensare, di fare previsioni e di trarre giudizi e conclusioni dagli avvenimenti non sempre segue correttamente la logica ma spesso si avvale di scorciatoie o euristiche guidate da principi di semplificazione( Il nostro cervello è «intelligente» anche perché è in grado di fare assunzioni, collegare concetti in maniera implicita, tratte conclusioni generali sulla base di pochi esempi. Questo ci differenzia, ad esempio, da un calcolatore che è solo in grado di fare esattamente e rigidamente ciò per cui è progettato. Tuttavia, affidarsi ai nostri meccanismi naturali di ragionamento è pericoloso, e molti errori possono insorgere.) ed emotivi. Così come il nostro sistema percettivo funziona abbastanza bene
nel fornire un quadro adeguato della realt à che ci circonda ma
talvolta pu o ingannarci, anche il nostro sistema cognitivo ogni
tanto non riesce a \funzionare" bene in certe circostanze
particolari.Noi tutti costruiamo dei modelli mentali per rappresentare il
mondo , i concetti astratti ecc. e questi modelli servono per
spiegare gli eventi, per comprendere le esperienze e per
fronteggiare le situazioni nuove.
Imparare il negoziato analogico riduce le distorsioni cognitive.
Perch è un modello mentale sia funzionale non e necessario che la
spiegazione che fornisce del fenomeno in questione sia esaustiva n e
che il modello corrisponda esattamente a ci o che rappresenta.
Ogni modello e pi u semplice della realt a, ed e proprio in questa sua
caratteristica che risiede la sua funzionalit à
Una volta che si comincia a osservare il proprio dialogo interno è possibile cominciare ad indagare sulle proprie distorsioni cognitive. Le distorsioni cognitive più comuni che hanno maggiore impatto sulle relazioni interpersonali sono:
  • Il pensiero dicotomico (o tutto o nulla): una situazione o è un successo oppure è un fallimento, non esistono gradi intermedi, se una situazione non è perfetta è un completo fallimento (ad esempio, "Poiché la terapia cognitiva non risolverà tutti i miei problemi, perché dovrei farla?").
  • L’ipergeneralizzazione, il fare, come si dice, "di tutt’erba un fascio", un evento negativo non è semplicemente qualcosa che in quella circostanza è andata male, ma è la prova che la vita è fatta solo di eventi negativi.
  • L’astrazione selettiva (o filtro mentale) , cioè il puntare l’attenzione su di un solo aspetto (negativo) di una situazione ignorando tutto il resto (positivo) (ad esempio, il professore loda l’elaborato e suggerisce alcune modifiche marginali e questo viene vissuto come un giudizio negativo su tutto il lavoro senza tener conto dei giudizi positivi).
  • RAGIONAMENTO EMOZIONALE:

   Interpretare gli eventi in base alle proprie emozioni: “se sono in ansia, allora devo proprio preoccuparmi”; credere che un evento sia pericoloso perché è percepito come tale, oppure “poiché mi sento sfiduciato, la situazione è senza speranza”

L’azione viene influenzata immediatamente dalla sfera affettiva, senza che vi sia alcuna mediazione razionale. È come se la nostra intelligenza fosse messa al bando.

  • Il minimizzare i lati positivi: le cose positive sono in contrasto con la visione negativa e vengono perciò minimizzate, attribuite al caso o all’educazione, alla gentilezza degli altri ("era una cosa secondaria ... per una volta ho avuto fortuna ... lo dicono per educazione, perché certe cose non si dicono in faccia ...").
  • L’inferenza arbitraria, il saltare, cioè, alle conclusioni partendo da premesse che in realtà non giustificano tali conclusioni. Ad esempio, se il soggetto vede un conoscente che attraversa la strada prima di incrociarlo, penserà "Non ha voluto incontrarmi". In questo caso è in atto una seconda distorsione cognitiva:
  • la lettura del pensiero, ossia, essere convinti di sapere cosa pensa l'altra persona, senza prove che ne confermino questa convinzione.

    Quando si effettua la valutazione delle prestazioni di un collaboratore si possono avere delle distorsioni, poiché la valutazione comporta un processo cognitivo.

    Generosità o severità

    Può accadere che esprimiate giudizi medio-alti, specie quando ritenete che giudizi troppo negativi possano rappresentare una valutazione diretta della vostra capacità di gestione del personale, oppure temete provvedimenti per i valutati, che potrebbero portarvi a tensioni con questi ultimi.
    Al contrario, potreste essere troppo severi e fornire giudizi eccessivamente bassi rispetto agli standard medi dell'organizzazione, e ciò accade specie quando non si ha un'accurata definizione dei vari fattori di valutazione. Tali errori possono essere mitigati attraverso un'adeguata formazione.

    Appiattimento sui valori centrali

    Si tratta di una tendenza a evitare i giudizi estremi, orientandosi di conseguenza verso valori centrali della scala di valutazione.
    Tale tendenza è dovuta, sovente, a una conoscenza superficiale di chi si deve valutare. L'appiattimento si può attenuare con scale a valori pari (2,4,6, 8, ecc.) evitando, così, i valori centrali.

    Effetto alone

    Si manifesta quando vi fate influenzare da un'impressione generale del valutato, o solo da alcuni fattori di valutazione che ritenete per voi di importanza predominate, rischiando, così, di dare un giudizio globale positivo o negativo basandovi solo su quei fattori. Anche in questo caso la formazione dei valutatori è importante.

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