giovedì 11 luglio 2013

Origine della paura e delle insicurezze



La paura del nostro bambino interiore ha origini diverse e senza un appropriato negoziato analogico tenderà a radicarsi.
In primo luogo non è possibile per una natura così sensibile come quella di un bambino crescere nello stressante, repressivo e competitivo mondo in cui per un verso o per l'altro tutti ci troviamo senza sviluppare profonde paure.
Tali paure saranno poi portate avanti nella vita da adulti.
Una paura ancora più precoce è il trauma della nascita e prima ancora la vita intrauterina dove si assorbono le paure e le frustrazioni della madre con cui si è in simbiosi.
Non si può neanche escludere, anzi è molto probabile, che nello sviluppo filogenetico ci sia una trasmissione di traumi da una generazione all'altra. 
Gli innumerevoli traumi emotivi subiti nell'infanzia poi si sommano a questi traumi originari.

Infine c'è la profonda insicurezza dovuta al fatto che viviamo in un mondo di cui di fatto siamo inermi di fronte alle soverchianti forze della vita.

La profonda insicurezza data dalla paura della morte, che oltre ad essere un evento inevitabile, è sicuramente non programmabile (a meno di suicidio) e può avvenire attraverso malattie e sofferenze.

A questo quadro già nefasto di suo si aggiunge la frequente disarmonia interiore.
L'essere umano di fatto non è unitario, ma ha istanze e parti che hanno esigenze diverse.

Esiste una parte logico razionale ed una emozionale, che possono certo coabitare ma di fatto avranno dei conflitti.
I conflitti sono dovuti o alla sfera logica che comprime, per diversi motivi, la parte emotiva, impedendole di vivere le emozioni che desidera, togliendole gli oggetti di desiderio.
La parte emotiva diventa quindi sofferente e fonte di ansie e paure.
In altri casi è la sfera emotiva che attraverso aspetti compulsivi comprime la sfera logica che viene umiliata nei suoi valori e nelle sue aspettative.

Questa lotta intestina genera malessere.

La nostra cultura occidentale poi non insegna un atteggiamento di comprensione verso la paura.

Impariamo invece a rinnegarla e ad andare avanti stringendo i denti.
Lottiamo per presentare un'immagine che convinca gli altri e noi stessi che le nostre paure non esistono, vergognandoci di averle.

Oppure ci affliggiamo a causa loro e ci prescriviamo qualche sintomo.
Il definirsi "ammalati" diventa una giustificazione al fatto che proviamo delle paure e che abbiamo delle insicurezze.
Se non impariamo ad avere un rapporto di benevola accettazione con le nostre paure saremo destinati a vivere nel malessere esistenziale.
Quando questo malessere cresce e non è più contenibile, non sapendo dove sbattere la testa, capita che la testa la sbattiamo in farmacia iniziando un percorso che forse allevia i sintomi ma non agisce sulle cause.

Se la nostra parte sensibile è stata repressa riemergerà nei modi più inaspettati e verrà proiettata su persone significative, ad esempio sulla persona amata.
Avremo quindi paura di essere abbandonati dalla persona amata, di perdere l'amore, di essere destinati ad una vita infelice.
La nostra parte emotiva si vendica in qualche modo.

Citando Osho:
Hai paura.
In questo momento la paura è una realtà esistenziale.
Puoi rifiutarla.
Ma rifiutandola la reprimi.
E col reprimerla crei una ferita nel tuo essere.

Imparando ad osservare le proprie paure senza giudicarle potremmo anche scoprire in alcuni casi che non ci appartengono.

Spesso si tratta delle paure dei nostri genitori.
In quel momento è come se percepissimo il mondo attraverso i loro occhi.

Imparare a comprendere e ad accettare paure ed insicurezze è un importante passo verso un benessere esistenziale a cui molti anelano ma che di fatto pochi raggiungono.

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