giovedì 1 agosto 2013

Aspetti della Comunicazione non Verbale



L’uomo dispone di (almeno) due canali comunicativi: il
linguaggio e il comportamento (paralinguaggio). Si può dire che esiste l’uomo
perché esiste il linguaggio ma innumerevoli osservazioni ci dicono anche che a
livello non verbale egli (o noi) comunica in modo del tutto simile a quello degli
altri animali. E’ solo grazie alla Comunicazione non verbale (da ora CNV) che
l’uomo è in grado di esprimere compiutamente le proprie emozioni e sentimenti,
e non si può certo negare che si tratti solo di caratteristiche umane.
Se il linguaggio umano è un “codice arbitrario”, cioè un sistema di segni tenuto
assieme da un accordo sociale, la CNV non è arbitraria, in quanto esiste un
rapporto di analogia tra i gesti e il loro significato. Se vediamo una persona
corrugata, imbronciata, l’espressione del suo viso ci comunica immediatamente
il suo stato d’animo in quanto c’è una connessione diretta con ciò che ha dentro
di se. La CNV viene spesso emessa in modo inconsapevole e automatico a
parte certe forme ritualizzate come nella danza, nei mimi o nei gesti che si
compiono quando si è senza voce o con una persona straniera di cui non si
conosce la lingua.
A volte le comunicazioni non verbali possono sottolineare ciò che è espresso a
livello verbale, ma altre volte un flusso di CNV altamente significativo può
accompagnare una conversazione che è piuttosto ovvia e sembra servire solo
come scusa per la continuazione della CNV. Si pensi ad un dolce
corteggiamento in cui il contenuto verbale ha poca o nessuna relazione con il
gioco degli sguardi, posture e movimenti che sembrano esprimere la sostanza
reale dell’interazione (Dazinger, 1976: 86-87).
La CNV può essere divisa in diverse forme: quella che accompagna il
linguaggio, chiamata prosodica, che in genere avviene face to face e serve a
intonare le parole, punteggiare il discorso, regolare le espressioni del volto o i
gesti potranno accompagnare le parole, esemplificandole, ritmandole,
sottolineandone l’intensità.

Poi c’è la CNV espressiva che avviene mentre si ascolta uno che parla e cioè
pur non utilizzando il codice linguistico gli si comunica in modo non verbale la
nostra attenzione per quanto dice. Possono essere sguardi interessati,
atteggiamento assorto, espressioni di assenzo ecc.
C’è un’altra modalità di CNV che si può intrecciare con le precedenti, che si può
chiamare emotivo/affettiva. E’ il caso della persona che parla a scatti o in modo
irregolare, si guarda spesso attorno, e ancora, intreccia le dita o sta con le
braccia conserte. Anche per chi ascolta può esprimere una CNV
emotivo/affettiva.
Ci sono altre funzioni a cui la CNV assolve, una è quella che è operante in ogni
genere di situazione interattiva che chiameremo relazionale e un’altra che
chiamiamo metacomunicativa che è quella che informa i comunicanti su come
avverrà la comunicazione. Questi segnali metacomunicativi vengono trasmessi
e ricevuti in maniera inconscia.
Le funzioni che svolge la CNV si possono riassumere cosi:
la funzione prosodica
la funzione espressiva
la funzione emotivo/affettiva
la funzione relazionale
la funzione metacomunicativa
Esistono due aspetti che possono essere anche
concretamente osservabili nella interazione tra persone e cioè statici e dinamici:

Gli aspetti statici sono quei elementi che è impossibile modificare durante una
qualsiasi interazione come il volto, la conformazione fisica, la voce ecc. o è
difficile da modificare perché non c’è il tempo per farlo come l’abbigliamento, il
trucco ecc. Sono quelli che rappresentano lo sfondo dell’interazione, le
caratteristiche dei comunicanti in termini di personalità, ruolo, status.
Sono considerati dinamici quegli aspetti in cui e possibile influire in qualsiasi
momento e che risultano pertanto in grado di veicolare una maggiore e più
articolata quantità di informazione. Gli aspetti dinamici invece si “delineano”
sullo sfondo e comunicano o metacomunicano a riguardo:
1 - agli aspetti transitori degli interagenti ( stati emotivi o affettivi, atteggiamenti
specifici, ruoli interattivi ecc)
2 – alla dinamica della interazione in corso (feedback).
Sluzki e Beavin (1978) propongono una divisione degli aspetti della CNV
riguardo all’apparato sensoriale: uditivo e visivo.

Queste due classificazioni non sono incompatibili tra loro ed anzi possono
proficuamente integrarsi.
I vari aspetti possono essere analizzati in modo molto più dettagliato.
Aspetti statici
Per gli aspetti statici il volto può essere: tondo o ovale, spigoloso o
tondeggiante, scavato o disteso, con la mascella sfuggente o squadrata. Dal
volto si possono dedurre l’età approssimativa della persona, il sesso, la razza, e
in certi casi la nazionalità.
Molto più difficile e ricavare dal volto i tratti di personalità, anche se la
fisiognomica si occupa di questo. Indubbiamente la conformazione del viso non
è solo prodotta dal patrimonio genetico, ma entro certi limiti, essa è anche il
frutto delle espressioni abituali ripetute negli anni: una persona spesso
pensosa, assorta o preoccupata tenderà più precocemente a sviluppare rughe
sulla fronte e attorno agli occhi, invece un individuo spesso frustrato e astioso
potrà col tempo assumere una espressione “dura”, “arcigna” anche in fase di
riposo.
Le caratteristiche statiche della voce possono essere il timbro, la pronuncia ecc.
Il timbro ha una notevole importanza nel formare un’impressione della persona
che sta parlando: una persona con voce “calda” risulta meglio accettata che
una con una voce “gracchiante”. L’ uomo ha una voce bassa e forte e invece
quella della donna è più alta e musicale; un uomo con la voce in falsetto può
generare impressioni negative negli interlocutori in quanto delude le loro
aspettative di genere. Dalla pronuncia invece si possono ricavare informazioni
sull’area geografica di provenienza e la classe sociale di appartenenza.
Abbigliamento, trucco e acconciatura che sono altri aspetti statici della CNV
hanno avuto e stanno avendo sempre più importanza nella “rappresentazione di
se”. Questi danno informazioni sul genere, l’età, la classe sociale, la
professione, lo stato d’animo dell’individuo, nonché i suoi atteggiamenti e
credenze, ivi compresa la sua collocazione ideologica e/o politica. Hanno
rappresentato una grande importanza nella esteriorizzazione del proprio status
sociale, ora invece a causa dell’azione uniformante della pubblicità e dei mass
media stanno assumendo nuovi significati simbolici legati alle mode.
Aspetti dinamici
L’orientazione è l’angolazione del corpo rispetto agli altri (seduta o in piedi).
L’interazione tra due persone può essere faccia a faccia (uno di fronte all’altro)
o a 90 gradi (quando si è seduti a un tavolo su due lati contigui) o a fianco a
fianco. Negli animali la posizione uno di fronte all’altro rappresenta
generalmente una situazione di sfida, nell’uomo può rappresentare anche
contatto o intimità. Anche nell’uomo però si è visto che, nel caso non ci sia
intimità, le situazioni di attrito o contrasto si hanno soprattutto nella posizione
faccia a faccia e che queste si riducono sensibilmente spostando le persone a
90 gradi tra loro. La posizione più pacifica è quella di fianco a fianco ma è
anche quella che garantisce meno interazione tra le tre. Simbolicamente
significa: siamo dalla stessa parte e non c’è tanto bisogno di comunicare.
In una dinamica di gruppo la orientazione assume una grande importanza per
capire le interazioni fra i soggetti. Essa può manifestare interesse, ostilità o il
disagio verso i presenti. Sia lo sguardo che il corpo devono essere in linea con
l’orientazione nel caso contrario può esistere un incongruenza nell’interazione; i
significati di questa incongruenza sono molteplici: guardare una persona
tenendo contemporaneamente il corpo rivolto verso un’altra può significare la
volontà di mantenere un contatto con entrambi. Una persona che sta
interagendo con più persone si posizionerà in una posizione mediana, per poter 
volgere lo sguardo alternativamente più o meno a tutti. Quando lo sguardo e il
corpo si rivolge specificamente verso una persona in particolare, può
significare una relazione più intensa tra i due, un maggior interesse, o nel caso
di lavoro, una situazione gerarchica in cui chi si rivolge è in una posizione
subordinata mentre la persona dominante mantiene un controllo della
situazione volgendosi a turno verso tutti i presenti.
Per postura si intende come le diverse parti del corpo sono disposte tra loro: in
piedi o seduti, a gambe divaricate o incrociate, busto eretto o inclinato (di
fianco, in avanti, indietro). In determinati contesti vigono norme rigide per la
postura (p.e. in caserma) e in ogni sistema socioculturale vigono regole più o
meno esplicite circa le posizioni in cui è consentito stare in presenza di altri. Nel
caso di una postura seduta il protendersi verso l’interlocutore (inclinando il
busto in avanti), sia per parlare che per ascoltare, può produrre in quest’ultimo
impressioni favorevoli. Simbolicamente significa “andare incontro” e indica una
particolare attenzione per l’altro. Le posture che diventano abitudinarie possono
fornire interessanti informazioni circa la personalità: il modo di camminare, di
sedersi, di cambiare posizione in presenza di altri denota il grado di autostima e
di estroversione (introversione) in modo assai preciso, anche perché la postura
è l’aspetto comportamentale meno controllabile, in quanto riflette automatismi
motori ormai sedimentati negli anni e che sono il riflesso dei vissuti sociali ed
emozionali dell’individuo.

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